mercoledì 17 settembre 2014

Dalla liturgia del 17 Settembre 2014: Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

. 1Cor 12,31-13,13.

Noi abbiamo la fortuna di poter correggere i nostri errori perché abbiamo la possibilità di poter leggere e seguire gli insegnamenti che ci vengono dati dagli apostoli.

Abbiamo “l’obbligo” di farlo! Per essere d’aiuto a noi a agli altri!
Agli altri dobbiamo proporci perché capiscano; se non ascoltano la prima volta occorrerà ripetere ancora una seconda e una terza volta!

Ricordiamoci che non verranno perdonati gli errori di coloro che sanno di sbagliare ma perseverano negli errori non facendo nulla per correggersi pensando che sia sufficiente un pentimento alla fine per ottenere il perdono determinante!
La perseveranza è un bene se ci porta al bene, ma è un male se tende a farci restare nel male.

Io credo che il testo di San Paolo presente nella liturgia di oggi, sia una lettura forse più importante del brano del Vangelo perché non è una parabola dalla quale individuare quale sia l’insegnamento da seguire: parla con franchezza, direttamente in faccia e in maniera brutale.

La “Carità” è quella che ho visto durante tutti i giorni che sono stato a Lourdes.
Una carità semplice, spontanea, che non si manifestava apertamente per farsi lodare.

Quasi nascosta: Lourdes è anche la manifestazione della carità nei gesti, nei volti, nella disponibilità e sopratutto nel sorriso gioioso anche al termine di una giornata stancante e faticosa, degli angeli che si vedono in continuazione girare per i viali.

La carità non chiede il contraccambio, la carità vera é un impulso spontaneo che viene direttamente dal cuore per essere protesi verso gli altri. 
Ha il sorriso, la dolcezza, la comprensione incondizionata.
La carità non si mostra in pubblico per essere additata e plaudita.

La carità è anche nella condivisione!

Certo fa piacere condividere gioie, successi, premi, momenti di gloria: è facile condividere le cose belle
Troppo!
Sì: anche troppo quando il voler condividere significa il creare negli altri invidia, sottolineare gli altrui insuccessi, le altrui difficoltà!

Sicuramente procura piacere condividere la nascita di un figlio, un matrimonio, una laurea, un anniversario: è naturale farlo perché ci piace gioire con gli altri della nostra felicità purché senza cattiveria o civetteria!
E accettiamo anche di condividere le cose belle anche degli altri, ma sempre peró che “quegli altri” ci siano vicini: parenti, amici di lunga data.
Ma questo tipo di condivisione è solo pura e semplice futilità: non ne rimarrà traccia né in noi né negli altri!

Difficile invece è condividere il dolore, le delusioni, gli insuccessi, le difficoltà, le malattie, i problemi: non i nostri però!
Quelli degli altri.
Sopratutto di chi non conosciamo, non ci è vicino; sopratutto di chi non ci è amico o parente.

E condividerli con la certezza di poter essere d’aiuto, di riuscire a portare sollievo.
Essere in grado di far questo significa avere la certezza che quando ne avremo bisogno ci sarà chi vorrà condividere il nostro dolore, le nostre delusioni, i nostri problemi, le nostre malattie.

Occorre cercare di non pensare a essere gli unici a comportarci in un cero modo; il dirsi “mica poi son tutti come me!”

Se crediamo che davvero non ce ne siano altri come noi, occorre diventare un esempio perché altri facciano lo stesso e non godere della altrui mancanza: Lourdes ha spiegato anche questo.

Non siamo soli ma in tanti! 
Tantissimi! così tanti che pensare a un numero viene in mente la risposta di Gesù a Pietro quando gli chiede quante volte bisogna perdonare a chi sbaglia: settanta volte sette!

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi


Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.


E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.


E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.


La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. 
Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. 

Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. 
Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. 
Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. 
Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.


Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. 
Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. 

Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. 
Ma la più grande di tutte è la carità!

lunedì 15 settembre 2014

Eccesso di galanteria....!

Entrano in due.
Il ragazzo alto, non proprio altissimo ma piú alto di me.
Che poi non é che ci voglia molto.
Segaligno guarda tra i pantaloni dei modelli a gamba lunga e stretta.
Collezione per la nuova stagione appena esposta.

Lei slanciata, magra, dall'aspetto giovanile ma giovane davvero non proprio più.
Di quei tipi che nonostante l’età si fanno notare per il modo originale ed eccentrico che usano nel mostrarsi in giro.

Bionda; un acceso "biondo coiffeur”.
Due gambe tornite e dritte sotto un abitino leggero color rosa con fantasie di fiori bianchi e che termina poco sopra il ginocchio.

Caviglie snelle e un paio di scarpe estive aperte con tacco alto, non sottile.
Giusto.
Per sminuire la differenza d'altezza con il ragazzo.
Smalto rosso fuoco alle mani e ai piedi; una scollatura tentatrice che nasconde un seno piccolo ma interessante.

Il trucco… ben fatto, niente da dire, ma che non riesce peró a mascherare completamente l’età.

Si muove con grande perizia e agilità tra gli scaffali con gli occhi azzurro cielo che rincorrono, tra una camicetta e l'altra quella giusta.

I suoi modi lasciano intendere che sa il fatto suo e non ha bisogno di consigli; mi rivolgo al ragazzo che, lasciato solo pare proprio aver bisogno d'aiuto.

Complimenti, esordisco! Lei ha una mamma che é davvero una bella donna! 
Sembrate quasi fratelli!

So di mentire, ma so farlo con garbo e con delicatezza; far complimenti alle mamme ha sempre portato buoni risultati.

Vedo che il ragazzo si ferma restando immobile.
Lo guardo meglio in viso e mi vien da pensare che deve utilizzare davvero un buon rasoio... o forse non ha ancora fatto la sua prima barba...

Resta a guardarmi fisso negli occhi tacendo.

A voltarsi verso di me é la signora e quelli che prima sembravano essere due occhi celestiali si trasformano in due tizzoni ardenti!
Mi spara linguacce di fuoco e mentre il suo volto cambia mettendo in risalto le rughe degli occhi e del collo mi urla:

Non sono la sua mamma, e lui non é mio figlio! 

Parole come vetriolo: vorrei sprofondare!

Lui é il mio compagno! E lei é un villano screanzato che non mi vedrá mai piú metter piede qui dentro!
E tu...! Cretino...! Cosa fai con quella bocca aperta a dar asilo alle mosche senza dir nulla...? Non sai difendere la tua donna...? Corri qui, vieni! Andiamo subito via.

E quest'é!

PREVENZIONE AUTOCONSERVATIVA.

Signore....?! Scusi....? Signore....?
Abbia pazienza.... mi perdoni se la disturbo...

Vedo che che sta per scendere in acqua... sa, questo mare un po' agitato... con questi tre bambini....
Tutti suoi figli? Complimenti! Bei bambini! Davvero!

Il piú grande ha quattro anni? Perbacco! Si é dato da fare negli ultimi tempi...!
Complimenti anche alla mamma!

Dunque..., le volevo dire... volevo far presente.... lei ora va in acqua... 
Cioè: andate "tutti" in acqua giusto... ah certo! fa bene a far indossare i braccioli ai bambini sa...? Che non si sa mai...!
Ma infatti... ecco... Volevo dirle... tenga presente che questo mare cosí agitato... Queste onde.... insomma... non é che sia una situazione proprio tranquilla... c'é chi finisce con l'andar sotto anche con il mare calmo, figuriamoci oggi....

Ah lo sa? Sì, è vero... proprio di recente é capitato che... 
Ma infatti di questo era che....

Insomma.... no, no.... non le sto per dire che dovete evitare il bagno, o almeno di evitarlo ai suoi figli.... sa, per principio non mi metto mai in mezzo nelle cose degli altri, anzi... faccia... facciate pure...!

Però vorrei che notasse che qui, in questo momento... su questo pezzo di spiaggia... ci siamo solo lei, i suoi tre figli, sua moglie che immagino vedendola tutta vestita... non abbia alcuna intenzione di bagnarsi, e io...

Ecco... non vorrei che poi le dovesse pensar male di me, ma sa, ci tengo a mettere le cose in chiaro sin da subito per non creare equivoci.... insomma.... se lei o qualcuno dei suoi figli dovesse.... come dire... rischiare di finir sott'acqua... con la testa dico... sa... alle volte... un'onda più violenta.... anomala... cioé dovesse rischiare di annegare.... ecco... non so come dirglielo perché la vedo già rabbuiato... ma sia sereno, via! 
Quando si metton subito le cose in chiaro è sempre preferibile... niente recriminazioni, nevvero...?
Eco gliela butto lì, di brutto... nuda e cruda... voglio dire: non conti su di me per un aiuto!

Dica anche a sua moglie che non mi chiami perché é inutile.... non mi butto in acqua per tentare di portare a riva né lei né alcuno dei bambini... dei suoi "sfortunati" bambini...
Beh, sfortunati piú che per quel che accade loro per il padre che... 

Non, non é che non so nuotare, anzi... ma con queste onde... Non vedo come possa pensare che... io che rinuncio a scendere in acqua nonostante il gran desiderio di... insomma come possa pensare che io rischi la mia vita per un... ma sí, via! diciamocela tutta e in faccia... per un deficiente come lei? Ma neanche per sogno!

No-no!... si fermi... stia calmo...! non vede come sono tranquillo io...?

Si, capisco... i bambini... Ma se i suoi figli hanno un padre deficiente, e sua moglie ha "sposato" un deficiente, che cosa posso farci io?
Posso mica mettere a rischio la mia vita per tentare di salvare quella di tre probabili futuri cretini... sà... perché poi é facile che... perché i figli ereditano in genere dai padri principalmente...

Ecco: ora è tutto a posto... ci tenevo a essere chiaro... così che non ci fossero equivoci... accuse...! 
Sono sicuro che mi capisce... sono "certo" che comprende che la mia é solo prevenzione dovuta a spirito di autoconservvazione.

Perché poi l'alternativa sarebbe quella che io prenda subito tutte le mie cose... prima che lei e i bambini mettiate un piede in acqua... e me ne vada... così da non essere presente quando.... ma sa, a me piace molto stare qui.... a guardare il mare...!

…e quest’è…!

venerdì 29 agosto 2014

Tema: Una giornata che non dimenticherò mai.

Svolgimento: una giornata che non dimenticheró mai é venerdí 11 Luglio.

Tutto cominciò...

Martedì 8 luglio: poco dopo le ore quattordici.
Squillo del cellulare: è il Dr. Scoundrel!

Pronto? La disturbo?
Guardi le volevo dire una cosa: venerdì ho un appuntamento con il Dottor Listbutnotfeel a Fitsanus-country.
Saremo io e Colette Deceiver: ci sono da discutere alcune cose relative al contratto, ad alcune fatture etc...
Pensavo: io arrivo direttamente da Capitcity con il treno mentre Pauline Deceiver viene in aereo da Villaincity.
Pernottiamo in un hotel... guardi è un hotel della catena Bell-Hotel a Baron's-poss-tawn.
Pensavo: se ci viene a prendere con l'auto direttamente in hotel, facciamo prima tutti insieme il punto della situazione e poi andiamo insieme su a Fitsanus-country da Listbutnotfeel.
Che dice?
Ok: allora ci vediamo venerdì in hotel: nove e trenta andrà benissimo.
L'appuntamento è alle undici.

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Il venerdi successivo, a tre giorni dalla telefonata.
Nella hall dell'hotel a Baron's-poss il Dr. Scoundrel è lì che aspetta: sono le nove e trenta esatte.
Sorride e tende la mano per un saluto di benarrivato.

Cognome buongiorno!
Come va?
Colette Deceiver non è ancora scesa ma non fa niente l'aspettiamo.
Sediamoci qui... come trova queste poltrone...?
Ha ragione non sono proprio comode! 


****** mentre parla apre la borsa e ne tira fuori dei fogli una coppia di un documento composto da due pagine ciascuno spillate tra di loro *****
Ma non fa niente!
Guardi le devo dare questo....
Si tratta della lettera di comunicazione preventiva dell’intenzione di procedere al suo licenziamento.
Vedo che ride, mi fa piacere vedere che la prende in maniera leggera.
Guardi, io l'apprezzo e l'ho sempre apprezzata per il lavoro che ha svolto, ma devo dire che purtroppo il fatturato da lei raggiunto è inferiore a oltre il cinquanta per cento di quello degli altri suoi colleghi, e oltretutto nell'ultimo anno c'è stato addirittua un calo....
Certo è vero, non è una cosa che dipende da lei, ma purtroppo vista la situazione non c'è altra scelta in quanto occorre ridurre i costi; la sua area verrà ridistribuita tra i colleghi delle altre aree o gestita direttamente da Villancity....

***** intanto Colette Deceiver è arrivata e si avvicina sorridento e saluta; le viene chiesto di attendere magari un po' più distante *****

Ora leggiamo insieme il documento e poi me lo firma.
E' stato già inviato alla DTL di competenza a mezzo posta elettronica certificata.
Da oggi in poi non dovrà più lavorare assolutamente.
Continuerà a essere pagato fino alla risoluzione che potrà avvenire già direttamente nel corso dell'incontro presso la DTL di competenza

In ogni caso lei ha due opportunità: chiudere la questione direttamente nel corso dell'incontro, oppure nel caso procedere promuovendo una causa che non si sa come potrebbe poi andare a finire per lei.
Ma vedrà poi lei cosa fare, secondo quanto le consiglierá chi la rappresenterà per individuare quale potrà essere la soluzione migliore per lei.

Importante è che da ora lei si consideri in attesa: stipendiato ma senza lavorare assolutamente.

Il suo viaggio di oggi per venire qui potrà inserirlo in nota spese, non si preoccupi.
Ora la saluto: io e Colette dobbiamo andare all'appuntamento.

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"Il lavoro rende liberi!" 

I vagoni arrivavano fin dentro il campo.






Coloro che ne scndevano erano messi in fila a seconda delle destinazioni giá in precedenza stabilite.
Alcuni credevano che avrebbero fatto una doccia igienica.
Altri di recarsi in ambulatorio per una visita medica.

Le mamme che andavano alle "docce" venivano rassicurate che i loro bambini, affidati temporaneamente ai soldati, sarebbero stati in buone mani.

E c'é stato anche chi ha creduto di dover andare a prendere in un hotel a Baron's-poss-tawn il Dr. Scoundrel per fare insieme a Colette Deceiver il punto della situazione prima di incontrare il Dr. Listbutnotfeel a Fitsanus-country .


Che tipo strano questo Dr. Scoundrel!
Che comportamento incomprensibile…. sembrerebbe quasi a kissing asses of Americans??


Qualsiasi riferimento a persone o fatti é puramente.

Nessun errore o dimenticanza: tema finito.




P.S.: chi legge completa secondo propria interpretazione.
L'autore non ha nessuna responsabilità sul risultato delle singole valutazioni.



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Northerners? Are all cowards: kissing asses of Americans!

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FONTE IMMAGINI: GOOGLE IMMAGGINI, APPLE MAPS

venerdì 22 agosto 2014

Caserta, morto prima della promessa di nozze: il mistero di quella manovra.

Caserta, morto prima della promessa di nozze: il mistero di quella manovra.


Ok, posso capire la commiserazione per questo trentaduenne morto per un tragico incidente peraltro da lui stesso causato e per il quale non c'é ancora una motivazione. 

Capisco che nella sua famiglia si viva una tragedia e che il pensiero dei suoi familiari e amici vada a lui. 
Ma la morte è una tragedia per tutti ed il dolore non guarda in faccia chi ha commesso l’incidente e chi lo ha subito.
Il dolore è lo stesso per tutti e tutti meriterebbero rispetto e commiserazione: gli amici e i parenti di entrambi i ragazzi defunti e che sono stati protagonisti di questa tragedia.

L’autore dell’articolo non avrebbe forse dovuto raccontare la storia anche di colui che per colpa di questo sconsiderato é morto? 

Questo è quello che leggo a firma "f.men." su "Il Mattino”: 
"Un incidente che egli stesso ha provocato, imboccando contromano la strada statale 7bis e provando, al momento dell'impatto la morte di un altro giovane rumeno, Ghorghe Imlie di 29 anni.” 

L'uno avrebbe dovuto dare "promessa di nozze" il giorno dopo, e l'altro?
Perché era per strada? Che cosa lo attendeva il giorno dopo?

Perché parlare solo di Pasquale Diana e raccontare solo la sua storia e tralasciare il ragazzo rumeno di 29 anni vittima apparentemente innocente e inconsapevole di quanto stava per accadergli? 
Che forse la vita di un ragazzo rumeno vale meno di quella di un ragazzo italiano? 
Che forse il ragazzo rumeno non ha diritto alla stessa commiserazione che l'altro? 
La sua famiglia non merita lo stesso conforto?

Un giornalista dovrebbe manifestare migliore imparzialità nella diffusione di una notizia.
I giornalisti e i quotidiani dovrebbero evitare di continuare a inculcare sentimenti di egoismo, razzismo, aggressività nelle persone mostrandole come diverse: quelle di serie A e quelle di serie B. 

Dall'articolo il ragazzo rumeno viene considerato solo quale motivo della morte dell'altro: dato che si trovava lì, quell'altro gli è sbattuto contro: come quando si racconta di un automobilista finito contro un muro.
Non conta niente il muro se non per la parte determinante che ha avuto.
Non conta niente Ghorghe Imlie  se non per la parte determinante che ha avuto.

"f.men" non so chi tu sia né lo voglio sapere, ma non mi piaci.

sabato 9 agosto 2014

Negozio di prodotti per animali: ho bisogno di un antiparassitario per l'ambiente. Che mi consiglia?

Padre e figlio: il primo è all’esterno; il secondo se ne sta seduto con aria assente dietro il bancone.
Piú che quello di una persona assonnata il suo é uno sguardo di un ebete.
Non si sforza di rispondere al saluto: lo ha fatto il papà, perché ripetere.
Troppo caldo, troppa fatica.

Chiedo un antiparassitario a spruzzo per l'ambiente.
I soliti incidenti estivi che fanno invadere la casa di insetti strani e sconosciuti.
Chi possiede un cane o un gatto sa di cosa io voglia intendere.

Gennarino è un cane; in verità non si gratta, non manifesta fastidi o pruriti.
Nessuno di questi esserini infernali gli si é mai trovato vicino, ma intanto qualcosa bisogna pur fare.

Quando si ha un animale per casa, non c'è niente da fare: è il primo e unico cui si dà la colpa.

Dunque dicevo: negozio per animali.
Il nome è ben chiaro di ciò che possono vendere.
Il papá del ragazzo dallo sguardo di chi si chiede cosa stia facendo lì e se è proprio vero che sia ancora vivo, risponde subito alla mia richiesta proponendomi un prodotto a suo dire corrispondente alla mia necessità.

Legge attentamente le indicazioni confermandomi la bontá della sua proposta e restando ben soddisfatto del non essersi sbagliato.
Spiega con dovizia di particolari caretteristiche, finalitá e metodo d'impiego del prodotto.
In realtà nulla di quanto non avrei potuto sapere anche io leggendo, come lui, le istruzioni presenti sul barattolo.

Mi convinco; decido di fidarmi: d’altronde è lui l’esperto.
Poggio il prodotto sul banco per prendere il portafoglio dal borsello e il ragazzo, manifestando una incomprensibile e sorprendente dose di iniziativa lo prende tra le mani e annuncia: leggiamo un po' che c'é scritto.
Che sorpresa! e io che avevo pensato male di lui: mai giudicare subito una persona, ha proprio ragione Annetta quando mi rimprovera di farlo troppo spesso e non sempre a ragione! 
Mi preparo a ricredermi quando il giovane con temeraria e mal riposta supponenza, tenendo il prodotto tra le mani esclama: 

Papá! ma qui c'é scritto "5-2014". Ma tu l'hai comprato a maggio? Dopo maggio, oppure prima di maggio?

La sua espressione è chiara: pensa che il prodotto sia rimasto invenduto nello scaffale e sia ormai scaduto; anzi, orrore!, che il papà sia stato imbrogliato: lo ha comprato da poco e glielo hanno venduto già scaduto!

Il papá sorpreso piú che stupito cerca, leggendo nel punto indicatogli, di capire il figlio a cosa si riferisca.
Vedo anche io per avere conferma di quel che credo si tratti: Lotto N. del 5 2014.

Prima che parli il papá intervengo io per evitare che in mia presenza possa rivolgersi al figlio evidenziandone l'imbecillaggine: ma veramente questa non é la data di scadenza ma quella di fabbricazione. Da come é scritto é ben chiaro.

Il papà aggiunge: ma è così! Mica che questi sono prodotti che scadono. Certo che é la data di produzione. Io l'ho comprato da poco! Sapete, mi spiega, sono tante le persone che hanno cani e gatti e che mi chiedono un qualcosa da spruzzare in casa. Questa specie di invasione di animali sembra sia una cosa molto diffusa quest’anno.

Decido che va bene cosí, e che é giunto il momento di pagare. 
Il ragazzo sembra soddisfatto di aver risolto il dubbio e riprende a fissare il vuoto.

Poggio sul bancone ventuno euro, attendendomene in resto dieci.
Il ragazzo guarda i soldi e con voce sofferta chiama:
Papá! Vieni un poco tu qua!

Avrei voluto dirgli: cavolo, ma la cassa sta lì a fianco a te! muoviti e lascia in pace quel poveraccio di tuo padre.

Ma i figli si sa: so’ piezz’ ‘e core!

Il papá era ritornato a uscir fuori del negozio ma fa di buon grado marcia indietro; per incassare lui, il ragazzo si sarebbe dovuto spostare, forse alzarsi dallo sgabello, pigiare i tasti, prendere i miei soldi per consegnarmi scontrino e resto.

Troppa fatica! Meglio dedicare le ultime forze per portare dal banco fino alle labbra la lattina di una non saprei quale bibita che riprende a bere.
Una bella fatica! lo si vede dalla lentezza del gesto.

LA PROVOCAZIONE DEI LEGHISTI Festa del Carroccio ad Arcore: al ristorante si pagherà in lire L’iniziativa, già sperimentata in altre occasioni, per contestare il passaggio alla moneta comunitaria di Riccardo Rosa - Il corriere della sera - Milano cronaca

Dopo aver letto l’articolo che riporto più in basso, e poiché l’articolo non ne contempla la spiegazione mi sono chiesto, e sarò grato a chi vorrà avere la bontà di aiutarmi a capire:
Ma come è stato calcolato l’importo in lire del conto del ristorante dovendo comunque partire da una valutazione in euro?
Moltiplicando sic et simpliciter la cifra corrispondente agli euro per 1936,27 così che 10,00 Euro sono diventati 19.362 lire?
Han voluto dimostrare che se invece dell’euro ci fosse stata la lira il costo sarebbe stato non pari a dieci euro ma pari a cinquemila lire?

In base a quali calcoli e valutazioni dunque, è stato stabilito il costo?

Forse che hanno calcolato quale sarebbe stato il valore della Lira all’interno di un complesso sistematico meccanismo di svalutazioni che la lira avrebbe sicuramente subito dal 2002 a oggi, così che magari un piatto di polenta da dieci euro si è trasformato in un piatto di polenta da 150.000 lire?

Ma non credo perché questa cosa sarebbe stata a vantaggio dell’euro.

Insomma: quale sia stato il listino prezzi del menu non è dato saperlo e pertanto l’informazione è parziale, insufficiente e non fa capire se tra i leghisti ci sia una mente veramente eccelsa o una mente subnormale come in genere costoro danno dimostrazione di possedere.

A chi decidesse di aiutarmi a capire sarò davvero riconoscente. 

E più dimostrano di essere subumani e più ricoprono ruoli di rilievo: d’altronde è normale che il comando sia dato a chi dimostra di essere il primo e il migliore.

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Alla festa della Lega il conto del ristorante si paga in lire. 

Dalla fine di luglio l’area feste di Arcore in via Monte Santo è occupata dalla manifestazione del Carroccio. 

Mercoledì 6 agosto, a partire dalle 21, oltre ad essersi assicurati la partecipazione di Matteo Salvini, il segretario federale del partito, gli organizzatori dell’evento hanno deciso di tentare un esperimento già provato in passato per far capire in che misura l’introduzione della moneta europea abbia pesato sulle tasche degli italiani: consentire ai partecipanti che hanno conservato monete o banconote oramai fuori corso di pagare il conto del ristorante in lire. 

«Abbiamo deciso di far toccare con mano il peso dell’euro – ha spiegato il responsabile organizzativo provinciale del Carroccio, Andrea Villa – . Mercoledì sera i prezzi dei piatti e delle bevande saranno esposti in lire e si potrà anche pagare con la vecchia moneta». Per tutti quelli che invece pagheranno in euro, probabilmente la maggioranza, gli addetti calcoleranno il cambio.
Impossibile riscuotere l’incasso in lire

L’iniziativa, però, si limita alla boutade: il decreto Monti del 6 dicembre 2012, infatti, prevede che «le vecchie lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata e che il relativo controvalore è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnato al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato». 
È quanto si è vista rispondere una donna originaria di Rovigo, ma residente a Bruxelles, che non ha potuto riscuotere la cospicua somma trovata a casa dello zio paterno, emigrato a Berlino: due miliardi delle vecchie lire, il corrispettivo di circa 1 milione di euro.

4 agosto 2014 | 17:48

Gestori telefonici.... incidenti del mestiere...

Agosto 2014.
La mezzanotte è trascorsa da un’ora e dieci minuti.
Il nove, sabato, è appena iniziato e solo per caso sono ancora sveglio quando il cellulare dà segno che è appena arrivato un essemmesse.
Figli, sorella, cognati, nipoti sono distanti e questo squillo crea un po’ d’ansia.

Leggo il mittente: Alessandro.
Cavolo: per scrivermi alle ore una e dieci della notte deve essere qualcosa di importante:

Ciao, ho provato a chiamarti anche stamattina varie volte: ero a San Marzano. Così magari ci si poteva vedere. Ora sono in treno di rientro a Bologna. Ci sono novità? Alessandro.

Perbacco: scorro avanti e indietro alla ricerca di telefonate ricevute alle quali non ho risposto.
Ero al supermercato e non ho sentito lo squillo del telefono?
Forse ha chiamato quando ero in ammollo tra il bagnasciuga e la riva?

Niente: nessuna telefonata.
Sono sveglio e quindi inizio a pensarci sopra: ma perché scrivermi a quest’ora? Avesse inviato questo messaggio un po’ prima gli avrei telefonato; ora è un po’ tardi.
E poi è in treno: magari la linea non prende bene.

Inoltre gli avevo scritto che sarei partito giovedì 7 per Villammare: non ci saremmo mai potuti incontrare il giorno successivo.
Strano però: è in treno per rientrare a Bologna a quest’ora! Possibile così tardi? Possibile nessun treno prima?

Ma ripeto: sono sveglio e quindi approfondisco.
Andando per gradi e scendendo la lista delle priorità mi accorgo che l’ora dell’invio del messaggio indica le 16.43.
Un po’ in ritardo ma in estate un ritardo può accadere.
Poco rammarico in fondo: non ci saremmo potuti incontrare ma almeno gli avrei scritto.

Fatto bene a non chiamare appena letto il messaggio: era in treno nel pomeriggio, ora starà dormendo!
Gli avrei combinato un bello scherzo!

Scendo ancora di un gradino e leggo che il giorno dell’invio è Lunedì 28 Luglio!
Rileggo più volte: non è possibile, oggi è ormai nove agosto. Posso capire qualche ora e cioè dalle sedici e tre quarti di ieri a ora, ma qui si tratterebbe di giorni.
Faccio il conto: non si tratta di qualche ora di ritardo ma di sei giorni e qualche ora!

Non mi sbaglio: il messaggio risulta inviato proprio Lunedì ventotto Luglio alle ore 16.43.

Cavolo: sarà mica un record, o ci sono performance migliori non conosciute? 
Una volta si raccontava di cartoline o lettere consegnate dal servizio postale con mesi o addirittura anni di ritardo.
Se i dirigenti delle Poste italiane sapessero di questa cosa si vergognerebbero per essere forse diventati secondi!
Si sa: un essemmesse è una cosa immediata: si manda si riceve, si risponde, si legge etc…
Si usa per fissare appuntamenti galanti, incontri d’affari…. anche un minuto di ritardo in queste circostanze viene considerata un’eternità!

Non conosco il gestore telefonico utilizzato da Alessandro: quello che utilizzo io è TIM.
Chi dei due il responsabile: chi gestisce l’invio o chi gestisce la ricezione?

Che importa: la cosa fondamentale è che come quelle lettere o cartoline sono giunte con anni di ritardo, anche il messaggio di Alessandro è arrivato.

Ora fiducioso attendo la segnalazione delle telefonate fattemi alle quali non ho risposto e delle quali non ho ancora ricevuto notizia: mi arriverà la sola segnalazione oppure riceverò gli squilli?

Dalle ore una e dodici di questa notte attendo di scoprire cosa accadrà con impazienza!

mercoledì 23 aprile 2014

La notte tra Giovedì e Venerdì Santo della Pasqua di Resurrezione 2014. Ciao Michelangelo!

Nella notte che separa il giovedì Santo dal venerdì Santo di quest'ultima Pasqua, Michelangelo se ne è andato.

Se ne è andato accorgendosi che qualcosa si stava rompendo in lui definitivamente rendendo vana la risposta all'aiuto sommessamente urlato che in un ultimo disperato tentativo gli era stato portato da chi, raccolto il suo grido gli stava intorno.

Pasqua! 
Da quando se ne andò la nonna, era l'agosto di quasi ventisei anni fa, provo a cercare tra quelli dell'anno il mese in cui possa essere meno doloroso il pensiero d'andar via.

Ma ciascuno ha in sé dei motivi per rimandare.
 
Gennaio e la gioia del nuovo anno; l'abbozzo appena formato di un futuro migliore di quanto non sia stato prima. 
Ancora troppo vicino il pensiero del Natale appena trascorso.
Troppo vicine le immagini dei colori e dei suoni festanti pieni di allegria.

Febbraio: già al suo apparire si spandono nell'aria gli odori e i colori del carnevale.
Le immagini delle maschere, i coriandoli festosi, la quaresima imminente!
Il profumo del sanguinaccio, l'aroma diffuso dello zucchero alla cannella che avvolge le frappe appena fritte da rubare di nascosto dal vassoio; il sapore avvolgente della lasagna!

Marzo: i primi assaggi di una primavera che dà inizio a relegare il grigio dell'inverno tra i ricordi.
E i peschi e i mandorli pronti a mescolare a quello del cielo i colori dei loro fiori.
E ancora le ginestre che aggiungono a quelli il loro giallo brillante.
Nei vasi del mio balcone spuntano gioiose le fresie della nonna.
Bulbi che paiono eterni; mai domati dal tempo!
Le zeppole nascoste dalla crema e dallo zucchero a velo!
E le amarene fatte in casa che ne sormontano la cima.

Marzo: troppo prossimo ad un Aprile con il quale condivide la Pasqua.
Una contrizione dolorosa che nel rinnovare la coscienza di una alternanza tra la vita e la resurrezione procura una sommessa e prorompente gioia.
È il tempo in cui si spande penentrante il profumo del casatiello appena sfornato e pronto da portare a tavola.
Fa bella mostra di sé sulla mensola più alta la pastiera e le sue tante ricette ciascuna proveniente da una "pasticciera" di famiglia.
Tutte uguali seppure ciascuna diversa dall'altra.

Maggio: il mese delle rose appena fiorite; il ricordo del rosario recitato quotidianamente dalla nonna davanti al precario altarino innanlzato sul termosifone.
Il cero, le immagini dei Santi cui era devota, i vasetti dove poneva le fresie appena colte dai suoi vasi.

Giungo: come pensare di poter andar via proprio all'inizio dell'estate, quando ormai si mordicchia il pensiero della vacanza sognata!
Luglio che indulgente lascia cogliere ogni occasione per farsi accarezzare dal sole.

Dunque agosto con le sue magie! le vacanze! il lavoro: un ricordo da tenere lontano.
I tuffi inventati in un mare caldo e avvolgente; il placido trastullarsi in un dolce e "meritato" far niente. 
Le lunghe e calde serate piene di chiacchiere sornioni all'aperto! i gelati, le granite al limone.

Non settembre: settembre no! ci sono nato in settembre! 
Andar via proprio in quel mese non mi riesce di immaginarlo.
E poi il ricordo dei carri allegorici della festa di Piedigrotta che passavano davanti alla libreria di papà con la serranda ancora alzata a tarda ora per l'occasione.
Lì ci sono io ancora bambino: allora come forse ancora oggi.
 
Ottobre? si accorciano le giornate, si approssima l'inverno, si iniziano a chiudere le finestre la sera.
Il pensiero si riempie del saporoso abbraccio delle prime timide coperte.
E poi a ottobre c'è il compleanno della mia sorellina: no! andar via in ottobre sarebbe imperdonabile.

Novembre ha le sue gioie nel profumo delle castagne arrostite e i suoi dolori nel ricordo di chi è andato già via.
Un pensiero che non si ferma per tutto il mese.
A novembre non si puó.
Novembre sarebbe una ironia della sorte!
E poi le prime vetrine che iniziano a riempirsi dei colori di un Natale ormai sempre piú prossimo.

Ancora in un susseguiorsi di avvicendamenti a cavallo con Dicembre, s'avvicina l'avvento durante il quale le cerimonie miste di sacro e di profano pretendono una rispettosa e accorta attenzione.

Dicembre: non é un buon mese neanche dicembre.
Tutto dedicato al Natale ormai sin dai suoi primi giorni.
L'albero da agghindare, il presepe la cui realizzazione segue un progetto mai descritto su carta.
Un continuo fare e disfare per ricominciare tutto da capo a lavoro ormai terminato.
Il pensiero imperante di cene importanti separate da soltanto sette giorni l'una dall'altra.
Dove? come? cosa? con chi? in quanti?
Tutto il mese trascorso a cercare un dono da mettere sotto l'albero figurandosi il sorriso in chi lo riceverà.

Impossibile scegliere: e allora ecco perchè è la vita che decide per noi.
E la vita ha deciso anche per Michelangelo.

E per Michelangelo ha deciso che fosse nel pieno di questa Pasqua.
E vengono in mente gli auguri scambiati con l'entusiasmo di sempre la notte del 31 dicembre solo da poco trascorsa.

Quante bugie in quegli auguri!
Quante cose non vere, quante falsitá!

Pasqua: se proprio mi venisse imposto di scegliere, forse dire che andrebbe bene qualunque momento dell'anno tranne che durante la Pasqua.

Anche se la Pasqua per chi ha fede vuol dire certezza di resurrezione, e per Michelangelo è quello che è accaduto.
Andato via proprio durante la stessa notte in cui è morto Gesù!
Ah quanto è triste questo momento per coloro che non hanno fede!
L'amico, il fratello, il conoscente muore due volte: una al mondo e l'altra alla vita.
In costoro resta il "suo posto vuoto", non la sua presenza.

Potrebbe mai non essere dunque risorto anche lui?
Non può Gesù, vedendolo venir via insieme non aver ripetuto anche a lui "Oggi sarai con me nel Paradiso!"

No: non può non averlo fatto!
Non può aver lasciato solo proprio questa notte Michelangelo!

Non mi riesce di individuare altra destinazione per lui.
Lui che ha dedicato tutta la sua vita agli altri, alla mamma, al padre, ai fratelli, ai nipoti.
Ai suoi scolari!

Gli scolari hanno ricevuto da lui l'insegnamento più difficile da trasmettere da parte di un educatore: imparare a trasformarsi da infanti ad adolescenti.

Bambini di provenienza e indole diversa; figli di genitori non sempre attenti o presenti in casa; o disponibili a comprenderne le esigenze perchè presi dalla loro vita irruenta.

Michelangelo ha saputo fare di loro la sua famiglia esclusiva; senza distinzione di età, provenienza culturale, estrazione sociale.
Li ha fatti sentire tutti ricchi di capacità e potenzialità da dover solo imparare a concretizzare.

Ha dato a tutti la sensazione di essere anche lui uno di loro pronto a rispondere a tutti con la sua dolce fermezza. 
Un insegnamento difficile, complesso, trasmesso con la stessa naturalezza con la quale ha affrontato le sue vicissitudini.

Non ho mai visto Michelangelo arrabbiato, avvilito.
Stanco, sudato, affranto per le tante cose cui pensare: ma sempre sorridente.
Mai visto altrimenti il suo volto.
Non ricordo altro in lui che non fosse un sorriso.

Il suo viso non aveva quelle rughe prodotte da un volto rattristato, avvilito, arrabbiato.

Un viso aperto, semplice, sincero senza alcun segno di ambiguità.
Un volto che spiegava cosa volesse dire essere "lo specchio dell'anima".

La notizia della sua morte non mi ha procurato dolore o contrizione. 
No: mia ha semplicemente squarciato il cuore; mi ha lacerato l'animo lasciandomi fermo; immobile.
In attesa.

Un forte senso di colpa mi ha afflitto.
Perchè mi son detto, non mi è accaduto con i miei nonni o con i miei genitori provare la stessa esperienza?

Forse che la loro morte non ha procurato in me un altrettato dolore?

Solo dopo ho capito che la diversità era nel come si erano differenziati gli eventi e non nella intensità dei sentimenti che quegli eventi avevano generato.
Solo allora si è liberato in me l'urlo disperato soffocato dalle lacrime per un addio troppo in fretta consumato.
Inatteso; non pensato; non creduto possibile; difficile e complesso da metabolizzare.

Ciao Michelangelo.
A queste parole affido il mio saluto a te, e so che le ascolterai anche se il computer e internet non erano all'altezza della tua semplicità.
Un saluto che non sapevo, non credevo doverti mai dare così e cosí presto.

domenica 23 marzo 2014

19 Marzo. San Giuseppe: la festa del mio papà!

Caro papà! tanti auguri della festa del papà!
Stamattina mi sono svegliato e ho pensato che non mi dovevo dimenticare che vi dovevo fare gli auguri.
Devo chiamare a papà! e subito mi9 sono alzato!

Però mi sono ricordato che dove state voi il telefono non ce lo avete e allora ho detto alla suora: suora! ma come faccio gli auguri di buona festa del papà a mio papà?
Ma lì il telefono non ce lo hanno?
Suora! ma neanche un cellullare piccolo piccolo...?

La suora mi ha detto che vi devo scrivere una letterina, che così ve la leggete.

Ma mio papà ci ha gli occhi che non ci vede bene, come fa a leggere la letterina? 
Io mi ricordo bene: non riusciva neanche a vedere proprio niente!
Chi lo sa se poi qualcuno gliela legge.
Proprio così ho detto alla suora.

Non ti preoccupare: tuo papà ora ci vede bene! è guarito! Non ha bisogno che qualcuno gli legge le lettere che gli scrivi: se le può leggere da solo tutte le volte che vuole!

Papà! come sono contento ora che so che ci vedete bene! e che siete guarito! io non lo sapevo. 
Meno male che vi hanno operato! 
E spero che vi curano pure il braccio e la mano che non potevate più muovere tanto bene.

Io penso che veramente vi hanno operato anche se la suora dice che non non è così e che ora ci vedete e basta, e anche il braccio lo muovete che nemmeno vi ricordate che non lo potevate muovere.

Oggi è la vostra festa, e io vi voglio fare gli auguri! perché voi siete il mio papà!
Ma voi che sono tanti anni che non ci vediamo, voi ve lo ricordate sempre che siete il mio papà!

La suora dice che voi lo sapete bene che siete il mio papà e che ve lo ricordate molto bene, e anche che pure se io non me ne accorgo voi mi vedete tutti i giorni, e vi divertite pure quando dico una sciocchezza! e dice pure che chi vi sta vicino sente che ridendo dite che tengo sempre la capa fresca!
Papà! ve lo ricordate che me lo dicevate sempre che tenevo la capa fresca!?

Ora però non è più tanto fresca. 
La tengo piena di pensieri e di preoccupazioni.
La suora dice che voi lo sapete che tengo un sacco di pensieri e di preoccupazioni.
Però un pensiero ve lo devo proprio dire: ma com’è che mi vedete se io non vi vedo? siete diventato magico?

Io ci sono le volte che tengo un poco paura perché penso che non so a chi devo chiedere un consiglio o raccontare una cosa che mi è successa.

A me mi pare che quando lo chiedo alla suora quella non sa che mi deve dire; secondo lei io lo devo chiedere a voi, perché voi mi rispondete sempre anche se a me non mi pare, e quello che poi faccio è perché me lo avete detto voi anche se mi pare che non vi sento.
Dice che basta che io vi penso e ve lo dico. 
Pure se parlo a bassa voce perché voi adesso ci sentite pure benissimo.

Papà! io qua non ci capisco più niente! mi pare tutto così diverso ogni volta che mi sveglio che nemmeno mi ricordo più dove stavo quando mi sono addormentato.
Non mi ricordo neppure che giorno è e se è mattina o sera.

Papà! ma perchè non mi venite a trovare che vi vedo qualche volta? 
Venite voi e la mamma che pure a lei non la vedo da un sacco di anni e forse non si ricorda più di me.

Ma voi glielo dite poi che lei è la mia mamma? e perché la suora non mi dice mai che la mia mamma mi viene a trovare e mi sente?
Forse è perché le donne sono un pochettino strane.

Papà! ve le ricordate le zeppole che vi faceva la mamma quando era la vostra festa? 
Erano grandissime e piene-piene di crema e amarena!
La mamma ci metteva la crema dentro e sopra! e poi pure l’amarena.

Una volta la facevamo a casa l’amarena: io me lo ricordo bene! e a San Giuseppe sulle zeppole mamma ci metteva quelle che facevamo noi.
Poi dopo le comprava perchè quelle comprate ci stanno tutto l'anno, le nostre finivano e si doveva aspettare che vendevano le ciliegie; che quelle buone per fare l’amarena costavano un pochettino troppo e non conveniva più farle a casa: meglio a comprarle quando servivano.

Papà! e mamma mia quante zeppole che faceva la mamma! e ce le mangiavamo tutte!
Io però mi ricordo pure che le zeppole vostre erano speciali, e infatti noi non le potevamo toccare perchè quelle erano le "zeppole di papà!".

Papà ora mi sono stancato un pochettino.
Ora chiamo la suora e ci dico se ve la può spedire lei la lettera che io non ho ancora capito bene quale è l'indirizzo che ci devo mettere sulla busta.
Lei ci ha sia l’indirizzo che la busta.

Papà io spero che quando ricevete la lettera mia non dite: e ma chi è mo' questo che mi ha scritto questa lettera! e che veramente vi ricordate di me e che veramente mi venite a trovare quando dormo.

Papà a me se mi venite a trovare pure qualche volta che sono sveglio o che non mi sono addormentato ancora mi fa piacere.
Ma pure se sto dormendo e mi sveglio che me ne importa! a me non me ne importa che stavo dormendo e che mi sveglio, e così quando mi salutate e mi date il bacino come quando ero più piccolo e mi tenevate in braccio, io vi sento! che così come fate ora io nemmeno lo so se me lo date un bacino!
La suora dice di sì e ci devo credere.
Papà! io ci credo però ci voglio credere proprio bene-bene!

Papà! però a me mi basta anche che mi date un bacino mentre che sto dormendo, perché così io lo so che non vi siete dimenticato di me e che mi volete sempre bene anche se stiamo lontani.

Arrivederci papà! Buona festa vostra!