lunedì 2 dicembre 2013

Morire in auto scaraventati nel Sarno: a Pompei nel 2013. Accade per l’insipienza di chi dovrebbe investire in servizi e sicurezza.

Morire in auto scaraventati nel Sarno: a Pompei nel 2013. Accade per l’insipienza di chi dovrebbe investire in servizi e sicurezza.

Ma i servizi e la sicurezza non producono benefici visibili alle amministrazioni locali.

La strada che affianca il tratto del Sarno che va da Scafati a Pompei e poi oltre fino a proseguire verso Castellammare, è inserita in un tessuto urbano di periferia che alle amministrazioni locali interessa poco.
Via Bonifica prima e il suo prosieguo naturale Via Ripuaria, è una unica lunga strada che  coinvolge almeno due comuni giungendo alle soglie della periferia industriale tra Torre Annunziata e Castellammare.
La strada è accidentata, non ha marciapiedi che consenta ai pedoni che la percorrono di sentirsi riparati; camminare a piedi o in bicicletta è un rischiare in continuazione la vita.
Questa lunga via enumera sopratutto lungo la prima parte del suo percorso negozi di vario genere, un albergo, due pompe di benzina, una farmacia, un supermercato, salumeria, pasticceria, bar, tabaccheria, rivendita di biciclette e attrezzi ginnici; dà accesso al mercato settimanale per raggiungere il quale sono in tanti a percorrere quella strada in bicicletta a piedi e con carrelli della spesa; nessuna area di parcheggio: per sostare si è adusi ostruire il transito veicolare, o rischiare di far cadere l’auto nel fiume parcheggiando alla man peggio in finti slarghi che senza protezione si affacciano sul fiume.

La protezione… una ringhiera malmessa, arrugginita, spesso e per lungi tratti divelta o franata.
Una ringhiera alla quale è già pericoloso appoggiarsi, figuriamoci se può riuscire a contenere l’urto di una automobile violentemente tamponata.

La vegetazione cresce rigogliosa e incolta tanto da ostruire per lunghi tratti quella stretta lingua di cemento malmesso individuabile come unico calpestabile, che costringe i pedoni a camminare per strada.
Una volta all'anno passa qualcuno che ne riduce l'invadenza; spesso e volentieri c'è lascia l'auto o il tre ruote sulla via per raccogliere le canne da utilizzarle nel proprio terreno.
Scarsa l’illuminazione, inesistente la segnaletica: sia orizzontale che verticale.
Quella orizzontale in particolare sia a Scafati che a Pompei sembra venga fatta con l’acquerello: scompare quasi subito già senza bisogno che piova.

Dare la precedenza, oppure individuare come muoversi agli snodi o alla rotonda è solo grazie al buon senso spesso carente di chi vi transita.
La strada non ha drenaggi delle acque piovane: con il cattivo tempo il percorso è impraticabile a tutti; autoveicoli, motoveicoli, biciclette e pedoni.

Solo due o forse tre i segnali verticali messi senza alcun criterio.
In particolare uno indica a metà strada, senza che vi sia stato altro avviso in precedenza, che il transito è vietato ai camion.
Un camion che si trova già a metà strada che dovrebbe fare? Indietro non può tornare, non avrebbe come girare, e poi? Per dove dovrebbe transitare?

Un secondo un più avanti indica in 20 chilometri orari la velocità da mantenere: nessun controllo nessun rispetto, anche perché il segnale è scarsamente visibile.
E poi un segnale di quel tipo non è potenzialmente sospettabile: lascia l'idea di essere lì come avviso per i carretti a cavallo.

Un terzo compare d'un tratto e si scopre poi quanto sia contrastante: segnala all’incrocio con il ponte l’incontro con una strada senza diritto di precedenza - dunque precedenza a chi arriva da Via Bonifica - mentre all’incrocio proprio con quella strada ci si trova dinanzi a un cartello di stop; è la strada che dal ponte giunge all’incrocio che ha dunque la precedenza.

Una strada percorsa da centinaia di automobili, autobus e camion di varia taratura, che nei momenti in cui il traffico scarseggia fanno del rettilineo che la compone una pista da corsa nonostante il fondo stradale pessimo e pieno di buche, e coloro che entrano e escono dai negozi direttamente in strada.

Oggi che a un anno dalla creazione del centro commerciale “La Cartiera” l’incremento del traffico è notevole, non c’è stato alcun lavoro che ne migliorasse la percorribilità a parte l’incrocio con il ponte: però scarsi i segnali solo orizzontali ormai cancellatisi, incomprensibili i diritti di precedenza, nessun controllo.

Ecco dunque come si può finire con l’auto nel fiume e morire a vent’anni o restare dispersa essendo scaraventati con l’auto in un fiume le cui acque in più tratti finiscono per invadere a ogni temporale l'intera carreggiata.
Verrebbe da dire "da un marciapiede all'altro", ma di marciapiedi non v'è ombra o segno.

Controlli?
Non polizia urbana o di stato.

Una responsabilità implicita degli amministratori locali dovrebbe essere data per scontata, ma questa strada credo non produca voti: perché sprecarci soldi?

Ancora una volta non si tiene conto degli incidenti di piccola entità che sono campanelli d’allarme per situazioni più gravi.

Davanti alla tragedia poi tutti che si sconcertano e di disperano: amministratori locali davanti a tutti.
Loro che dovrebbero non farsi neanche vedere in pubblico, sono i primi a comparire.

Loro che sono colpevoli di un doppio disastro: non va dimenticata la disperazione nella quale continuerà la vita di colui che quell'incidente ha provocato e che continuerà a convivere con il ricordo di quell'episodio.

Perché un incidente può anche capitare; può succedere di tamponare un'altra auto per unqualsiasi disgraziatissimo motivo. Anche banale.

Può accadere che a seguito di quell'indicente qualcuno si ferisca.
E può anche succedere che c'è chi a quell'incidente non sopravviva.

Ma non sta né in cielo né in terra che accada quello che è successo all'interno di un perimetro urbano anche se di periferia: a Pompei!

Non sta né in cielo né interra che un incidente, per quanto violento, faccia terminare per giorni una auto con due persone a bordo nel fondale di un fiume senza che si riesca a individuare dove sia finita.

Non sta né in cielo né in terra che una delle due persone oltretutto non venga più ritrovata.
Non sta né in cielo né in terra che chi avrebbe dovuto provvedere a mettere in sicurezza quella strada se ne stia beato a casa senza passarsi le mani per la coscienza.
Lui che più di tutti dovrebbe essere disperato, avrà certamente trovato il capro espiatorio da incolpare.

Pompei vanta un centro di Protezione Civile: cosa fanno? Dove si trovano i dirigenti della protezione civile di Pompei?
Si vedono solo in rare occasioni: quando si vestono d'autorità effettuando il "servizio d'ordine" durante le manifestazioni; durante le fiere controllano che i visitatori abbiano pagato il biglietto.

Dove sono i vigili urbani di Pompei?
Negli incroci al centro del paese a chiacchierare? a prendere il caffè? a chiudere gli occhi su parenti, amici e conoscenti che commettono infrazioni per le quali non pagheranno mai?
Non saprei, ma il dubbio, per quel che mi capita spesso di vedere camminando a piedi per strada viene.
Poi è facile fare di tutta l'erba un fascio, ma intanto...

Quella dannatissima strada da chi dipende? Chi doveva far rilevare la sua pericolosità?
Ho abitato a Pompei 4 anni e poi a Scafati dal 1987: quella strada nel corso di questi anni è rimasta sempre nelle stesse condizioni di precarietà e la balaustra che funge da protezione è andata deteriorandosi scomparendo quasi del tutto in più tratti.

Di seguito le immagini che testimoniano le condizioni in cui quel tratto di strada che segue il percorso del Sarno ancora si trova.
Esse parlano più di qualsiasi testo o commento.


Lo stato pietoso della strada: non è campagna: è comune, con negozi, farmacie, bar, tabaccherie lungo il percorso che viene fatto a piedi da tanti che in quella area lavorano o abitano.                 


 al di là di quella ringhiera c'è il fiume.

 il percorso pedonale è istruito da campane, spazzatura, erbacce: oltre la ringhiera c'è il fiume.


  auto parcheggiano rischiando di finire nell'acqua.                      auto, furgoni per scarico e carico merci: un po' più avanti e si finisce in acqua
                        
   
       qui la ringhiera manca del tutto: marcita e finita in acqua.
                    si parcheggia per fare la spesa: il rischio è un bel tuffo in acqua con l'automobile.
 ...e d'un tratto, a metà percorso il segnale che vieta il transito ai camion. Nessun avviso prima: neanche prima del ponte che proprio ai camion dovrebbe essere inibito ma ci transitano lo stesso.
                                 
 ...e  d'un tratto il limite di velocità ad altezza aereo!              
                     La vegetazione ostruisce la parte pedonale.I pedoni devono camminare per la strada rischiando di essere travolti dalle auto.                                       

                                             In questo modo hanno sostituito la ringhiera caduta nel fiume insieme a una Citroen con tre ragazze a bordo lo scorso 14 novembre: una protezione davvero eccezionale!  Un piccolo spazio tra un pezzo di ringhiera e l'altro e si parcheggia. Tanto i pedoni si arrangiano.

domenica 17 novembre 2013

Istituto Tumori Napoli Fondazione G. Pascale: il Wi-Fi ospiti. Una esperienza diretta.

Il Wi-Fi ospiti: un servizio che è a disposizione del pubblico nei Centri Commerciali, in aere aperte di un buon numero di comuni, e spesso anche negli Ospedali.


Mi collego al server attivato dalla Fondazione Pascale di Napoli.
L'IRCCS oncologico di Napoli e tra i più importanti del Sud Italia.

Che meraviglia: e poi dicono che qui giù non funziona niente!
Collegarsi a internet per attendere il proprio turno: una maniera per esorcizzare il motivo che porta a essere in quel luogo.
Sia come paziente che come accompagnatore.

Dunque accedo alla rete e si apre la maschera per la richiesta delle credenziali che serviranno a connettersi per una durata di sette giorni a partire da quello del collegamento.

Un tempo più che onesto e che si spera sia superfluo: in caso di necessità se ne potranno richiedere di nuove.

Pochissimi i dati da inserire; anzi solo due: numero del cellulare ed account e-mail.
La prima volta che non ho da inserire anche nome, cognome, indirizzo, titolo di studio, professione, numero di scarpe.... una vera sorpresa!

So' come funziona: in pochi secondi mi arriverà un SMS sul cellulare con i dati da inserire.
Dappertutto è così, sarà... deve... essere la stessa cosa anche qui...

Quindi prendo il telefono e attendo.... 
...e poi però non accade niente.... passano alcuni minuti... occorre dare il tempo perché il sistema elabori la richiesta.... niente ancora... forse ho calcolato troppo presto il tempo: la famosa storiella della pentola che a guardarla l'acqua che contiene non bolle mai... ma no... e sono passati cinque minuti... aspetto ancora un po'... 
Silenzio...!

Continuo a guardare il cellulare in attesa del messaggio che mi fornisca i dati da inserire nelle caselle giuste..... altro che guardare la pentola... è che sembra che sia spento proprio il gas...

Insomma: non giunge niente.....
.....controllo e il gas... cioè... la linea c'è..... TIM: tutti i pallini sono evidenziati!
Istintivamente scuoto un po' l'apparecchio.... un gesto istintivo... non accade nulla... non potrebbe d'altronde...

Qualcosa non sarà andato per il verso giusto... ho saltato qualche informazione essenziale? Nell'entusiasmo o nella fretta sicuramente mi sarà sfuggirò qualcosa... sì, deve essere così...

Ripercorro la stessa strada di prima ma mentre mi accingo a pigiare il tasto di invio, mi accorgo che sopra la casella nella quale va inserito il nome utente - la maschera è unica e suddivisa in due sezioni: nella parte alta si inoltra la richiesta mentre in quella bassa si inseriscono le credenziali - compare ben evidenziato un avviso: 
Le informazioni per l'accesso alla rete mi sono state inviate alla casella di posta elettronica.

Bene!
Tutto a posto allora!
Aspettavo un SMS mentre mi hanno inviato una e-mail..... poco male.... 

eh... ma no.... un momento.... credo però che ci sia un problema.... 

alla casella di posta elettronica posso accedere soltanto collegandomi alla rete... ma per collegarmi alla rete devo inserire le credenziali....

...ma le credenziali mi sono state inviate nella casella di posta elettronica... alla quale posso accedere solo se posso collegarmi alla rete... alla quale posso collegarmi solo se inserisco le credenziali....

...ma le credenziali... 
...sembrava in verità troppo facile.... un inghippo avrei dovuto aspettarmelo...

Più che in un Ospedale Oncologico sembra di essere in un centro di neurologia psichiatrica... forse si tratta di una specie di test d'ingresso pre-visita...

martedì 5 novembre 2013

Marco Malvaldi: Argento vivo. L'ho letto e penso questo.

Anche se lentamente, si nota una evoluzione narrativa di non poco conto.

Abbandonare il bar, i vecchietti e la fissazione del racconto giallo che vede in detective del tutto inappropriati i solutori di misteriosi delitti è sicuramente stata una felice decisione.
Un filone quello, che richiama facilmente ai vari “Don Matteo” o prima ancora “I racconti di Padre Brown” di Chesterton.
Il racconto giallo bisogna saperlo gestire e manipolare con competenza.
Per chi è abituato ai telefilm americani, questi son storielle per bambini.

Questa volta si nota una buona abilità nella gestione del racconto e della sua strutturazione.
Restano spesso poco nitidi e di difficile intuizione i protagonisti che appaiono a ogni cambio di scena: aprire un nuovo capitolo sarebbe stato più semplice anche per la continuità della narrazione.
Il paragrafo non può essere necessariamente indicativo di un cambio immagine.

Capire chi dice a chi, dove, come e quando non è sempre facilmente intuitibile.
Per questo motivo il nuovo personaggio non è sempre subito individuabile.

In ogni caso il meccanismo, seppure da affinare, è apprezzabilmente ben concepito.

Resta inspiegabile il motivo del "romanzo" inserito nel racconto; il contenuto è realtà o fantasia? mancando la possibilità di un accreditamento scientifico di quanto si legge resta una sola risposta.

Le parti non sono eccessivamente lunghe e non sono molte; non sono integrate nel contesto del racconto e quindi possono essere “saltate” senza alcun danno.
Ciò infatti non porta alcun disagio alla continuità del racconto e quando incontro un libro che mi permette di non leggere una sua parte senza generare incomprensione, me ne fa sminuire il valore complessivo.
Quella parte di testo è totalmente scollegata da tutto il libro: non serve a niente.
Opinione del tutto personale ovviamente.

La fine è poi giunta troppo in fretta e proprio mentre il lettore si aspetta una ulteriore seppur breve serie di passaggi incrociati tra i personaggi.

L'impressione che ne viene è quella di una repentina stanchezza nello scrivere, o fretta di dover consegnare il manoscritto.
In ogni caso la parola "fine" sarebbe stato opportuno inserirla al termine delle pagine dell'"Epilogo" che mi si presenta comunque troppo frettoloso anch'esso oltre che un po' confuso.

Del tutto superfluo ritengo sia il "Capitolo ultimo" quindi, ma ancor più inutile e per certi versi fastidioso il "Per finire": l'autore dovrebbe decidere di essere diventato adulto e di smetterla con i ringraziamenti personalizzati.
Che ci sia chi aiuti e chi collabori è del tutto normale.

Se si vuole dir grazie pubblicamente lo si può fare nel corso di una presentazione o una conferenza stampa.

Anche perché a quei nomi non è associabile nessun riferimento che faccia comprendere a chi legge di quale sia il rapporto con l’autore.
Non è che lo si vuol sapere necessariamente, ma messo così quell’elenco è del tutto superfluo visto che chi doveva essere ringraziato lo sarà sicuramente stato nel privato.

Un buon passo  avanti, una lettura comunque piacevole e accattivante per tutto il libro a parte gli ultimi due capitoli, interrotta da brevi pause quasi tediose e sicuramente a mio avviso superflue e facilmente superabili senza danni.

La sensazione è che l'autore stia iniziando finalmente a entrare nel contesto dell'artifizio letterario.
Restano da superare sicuramente alcune infantilità, e la tentazione di creare un racconto all'interno del racconto.

C'è già chi ha fatto qualcosa del genere con risultati davvero penosi!

(Nota Bene) L'immagine inserita corrisponde alla copertina del libro prelevata dalla versione in formato elettronico/eBooks.

giovedì 19 settembre 2013

Claudio non c'è più.

Ventisei anni.
Non conoscevo Claudio.
Ho saputo di lui, della sua storia, delle sue vicissitudini  uno o due giorni prima che se ne andasse.
Poi il racconto del suo funerale, una incursione in Youtube sui suoi video: i suoi pensieri, il suo modo di vivere la malattia, di comprendere la sua vita.

Ventisei anni: pochi? Tanti? Gusti?
Quanto può, quanto deve durare una vita perchè non restino rimpianti negli amici, nei parenti, negli affetti?

Ventisei anni o cento: non è possibile stabilire, immaginare quanto sia il giusto da vivere; qualsiasi età appare comunque troppo breve.

Un anno terreno possono diventare cento davanti a Dio: quale è dunque il tempo da trascorrere sulla terra?
Chi ha fede sa che il numero degli anni conta poco o nulla.

È la qualità e non la quantità a contare.
Non è neanche sapere come e perchè si parte.
Un incidente? una malattia? un imprevisto?
Solo un dato per gli statistici che si aggiunge ad altri per arricchire i grafici.
Per chi va via il rapporto sarà sempre e comunque tra il dare e l'avere, e il dare dovrà essere stato necessariamente superiore all'avere.

Per Dio basta poco per capire se quel tempo trascorso in terra è stato sufficiente per essere giudicati.

Resta il dolore: profondo? incancellabile? in chi rimane.
In chi resta il rammarico non è per il poco tempo trascorso insieme.
Il rammarico è una emozione, è un valore di giudizio personale, soggettivo.
Frutto di una valutazione che si fonda su valori empirici.

Lo sconforto, il senso di ingiustizia che pervade l'animo quando a restare sono i genitori che vedono, sentono un figlio andar via è profondo!

E non è immaginabile quanto sia grande il dolore se non pensando a Maria che resta a guardare il Figlio suo sulla croce abbandonarsi al Padre.
Ed è quello che ha fatto Claudio!
Difficile comprenderlo e accettarlo.

Di un Dio giusto è impensabile credere che possa commettere ingiustizie! 
Ma è altrettanto difficile riuscire a capire quale sia il disegno che coinvolge quel figlio, quei genitori, quegli amici.

Un disegno per il quale quel Dio ha deciso che quel ragazzo di ventisei anni debba essere artefice, assumendosi dal momento della sua partenza in poi una responsabilità grave, grande, che coinvolge chi è rimasto nel suo ricordo, nelle sue ultime immagini, nelle sue ultime parole.

E se Maria ci ha spiegato che se appare contro natura per un genitore sopravvivere a un figlio, ci ha anche insegnato che quando questo accade deve essere accettato perchè impotenti davanti a un volere superiore.

A ritenere ingiusto morire a ventisei anni, a pensare che una vita debba durare più a lungo, essere costellata da successi, arricchita da moglie, marito, figli, danaro siamo soltanto noi che pensiamo alla vita terrena come il raggiungimento del fine per il quale siamo nati.

Ma noi siamo nati da una colpa, ed è per espiare quella colpa che trascorriamo il nostro tempo.
Non per altro: chi ha fede crede questo.
Quanto occorre per l'espiazione?

Se fosse dato saperlo non saremmo stati invitati a prepararci al rendiconto.
A stare all'erta mantenendo le lampade accese o a vegliare la casa senza gozzovigliare pensando che il padrone tardi ad arrivare.

Se viviamo nell'ottica della volontà di Dio e non in quella dell'uomo, allora sì che si può accettare anche la partenza di Claudio al raggiungimento dei suoi ventisei anni terreni con serenità e con una giusta partecipazione, confrontandosi con i suoi ultimi sorrisi, le sue parole di conforto, le sue per gli altri!, manifestando non una rassegnazione a un destino crudele ma avendo la consapevolezza che ha  raggiunto il suo obiettivo.
Ci riusciremo noi?

A chi è rimasto deve restare viva la sua immagine e le sue parole, difficili da ascoltare in situazioni come quelle che Claudio è stato costretto ad affrontare.
Forse troppo giovane negli anni ma già maturo per essere da insegnamento a tutti gli altri.

Forse è più facile accettare una morte violenta che quella che si ravviva giorno dopo giorno.
Però è quest'ultima che serve da monito, e non la prima.

Perché a non tutti è data la possibilità di sapere prima, di verificare se si è davvero preparati al rendiconto.
E Dio ha così tanto amato Claudio da dargli modo di prepararsi al rendiconto e cingersi i fianchi, per accompagnarlo così con la sua stessa mano e il suo sguardo alla fermata d'arrivo: quella che da inizio alla vera vita.

E ce lo mostra ad esempio perché impariamo che la vita che conduciamo potrebbe non darci il tempo per pentirci.

E quando è questo quello che accade, a buon ragione nasce  una eterna e infinita recriminazione perché tutto si è compiuto in una apparente fretta.

Troppo: sapendo che lo sposo è giunto durante la notte e ha trovato la sua sposa con lucerna spenta per la stoltezza che ne ha permeato la vita.
Lunga...? breve...? chissà!

Puoi pigiare in questo punto per vedere e ascoltare le parole di Claudio.

E dopo anche il questo punto: vedrete e scoprirete Claudio; e potrete vedere anche altri filmati.


venerdì 13 settembre 2013

Fine settimana di settembre... era il 2006 e a Sapri c'era stata la festa di San Pio da Pietrelcina...

L'avergli rubato quello che sarebbe stato il suo ultimo fine settimana insieme, è un peso che resterà vivo e presente nell'animo per tutto il resto della mia vita.
Non ci sarà tempo sufficiente per poterne assorbire o almeno ammorbidire il dolore.
Le immagini di quei giorni tra il 22 e 25 settembre appaiono da allora con sistematica puntualità ogni giorno.
Come una pellicola senza soluzione di continuità come quando l'ultimo fotogramma si ricollega al primo.
Io partito quasi furtivamente invece di essergli accanto come tutti i sabato, e lui lì in una inutile speranzosa attesa di un ripensamento che non ci sarebbe stato.

Dovrei provare sofferenza quando sono qui, dove ora mi trovo e sto scrivendo questi pensieri, eppure non è così.
…guarda…. che strano... è nuovamente settembre….
...tra qualche giorno sarà di nuovo la festa di San Pio... io non ci sarò... sarò distante da quello slargo a lui dedicato dove verrà celebrato il suo ricordo...

Perché è qui che lo rivivo con i suoi ultimi teneri sguardi che mi rivolgeva sempre sorridenti, pur se in una sofferenza che non manifestava.
Neanche negli ultimi giorni…. ed è stato forse questo l'inganno in cui sono caduto….!

È qui che è stata l'ultima volta in cui m'è apparso felice poco più di un anno prima.
È qui che il pensarlo lo riconduce spensierato, pieno di voglia di fare, di dire...

Di poi non più!
Poi è stata una lenta agonia fino alla fine.
Fino a quel fine settimana che come un ladro gli ho rubato.

E lui è andato via senza salutarmi, quasi come a punirmi... e sarebbe stata la prima e ultima volta che lo avrebbe fatto....! la più dolorosa e la peggiore perchè senza possibilità di chiedere scusa... con le sue ultime parole che continuano a risuonarmi ossessive "Ci vediamo lunedì?"
E quel mio sì insincero e insicuro che non riuscirò mai a perdonarmi e che continua ad angosciarmi.

Non era cominciato molto bene quel fine settimana.
L'automobile si era fermata alla sommità della salita che conduce a casa; proprio al centro dell'incrocio.
Era mezzanotte trascorsa da un po'! 
Colpa della batteria.
Il sabato impiegato tra carrattrezzi e officina.
La consegna e il montaggio dei nuovi mobili ai quali mancava qualcosa.

Il giorno dopo, domenica, il rientro... e poi durante la notte lo squillo del telefono….
Erano forse le quattro del mattino… poco dopo poco prima…. non importa….
Non era la prima volta....
La voce conosciuta e tremante che annuncia dopo tanti inutili allarmi quello definitivo.
Quella notte fu l'ultimo.
Il più angosciante, quello che aspettavo arrivasse il più tardi possibile non potendo evitare che non arrivasse mai….

In ogni caso non quella notte.... non è giusto, pensai...!

No, non sono "solo" quando vengo qui senza nessun altro oltre me così come altri credono.

Il mio desiderare di essere qui è perché è qui che posso pensarlo com'era.
In nessun altro posto potrei più ormai perché era qui che si sentiva libero.

Era qui che veramente godeva della sua felicità ridiventando bambino.
La sua casa ormai è dove sono io e io voglio essere qui e voglio che questa rimanga la sua casa per sempre.
Come e dove potrebbe mai cercarmi... trovarmi altrimenti!?

Nessuno potrà portarmi via questa casa e da questa casa finchè vivrò!
Nessuno mi farà mai più andar via da qui di domenica…..



giovedì 12 settembre 2013

Bar e Tabacchi!


Giacinto camminava pensieroso borbottando, tra sé e sé: gli mancavano cinquanta centesimi per le sigarette.
Non fumava da quasi tre ore, e sentiva una sensazione violenta di astinenza.

Il bisogno di fumare lo stava irritando tanto non vedere quello che gli accadeva intorno; non si accorse neanche di Felice, che offriva alla vista il suo baschetto con dentro qualche moneta tanto per invitare i passanti, chiedeva l’elemosina proprio all'angolo della piazza.
Felice usava sistemarsi proprio accanto al varco di ingresso del bar “Il Paradiso del café” di Nicola.
Era convinto che quello fosse un buon posto.
Chi mai, dopo aver sorbito un buon cafè più, non si sarebbe sentito tanto in pace con se stesso e con il mondo da rifiutargli qualche spicciolo uscendo dal bar?
Praticamente quasi tutti.
E questa cosa tormentava molto il suo cuore.

Il brav'uomo però, che non riusciva a rassegnarsi ad un'idea a dir poco… infelice, diabolicamente nemmeno smetteva di insistere cercando un luogo alternativo.

Giacinto era frettolosamente uscito dalla tabaccheria di Eulalio posta proprio di fronte al bar, rammaricato dell'importo insufficiente: maledizione ai centesimi! continuava confendere i venti con i cinquanta centesimi di euro; sembravano tutti uguali e aveva sbagliato il conto.

Chissà perché aveva lasciato a casa il portafogli!
In un primo momento si era convinto di aver subito un furto con destrezza, ma ben presto, andando a ritroso con la mente realizzò con rammarico che nella fretta di uscir di casa lo aveva lasciato sullo scrittoio in camera da pranzo.

Borbottando a mezza voce aveva raggiunto Felice che non desisteva di provare a indurre a pietà i passanti.
Vedendo arrivare Giacinto e sperando in un gesto di improvvisa generosità, generosità sulla quale nessuno di coloro che lo conoscevano avrebbe mai scommesso un centesimo, gli si fece da presso osando sussurrargli timidamente “Qualche spicciolo per le sigarette, signore?”
E dicendo questo offrì alla sua vista il cappellino con le monetine.
Il volto di Giacinto si illuminò.
Sorridente ringraziò Felice riptutamente e si scelse quanto bastava per raggiungere l'importo mancante – due monetine da venti e una da cinque,  e di corsa entrò nella tabaccheria e trionfante ordinò il suo sospirato pacchetto di BIS.


martedì 3 settembre 2013

UN BUON CRISTIANO.

Che si trattava del vicino di panca, magro, giacca grigia, jeans ben stirati, cravatta, capelli neri ben sistemati, occhiali senza scheletro seduto proprio alla sua destra durante la celebrazione eucaristica della domenica appena termninata, non aveva alcun dubbio.

Avevano recitato il "Padre Nostro" tenendosi per la mano: la sua destra nella sinistra dell'altro.
Il sacerdote sull'altare aveva appena terminato il suo "Scambiatevi un segno di pace" e lui gli si era rivolto sorridendogli e augurandogli un festoso "La pace sia con te".

Uscendo erano rimasti lui dietro l'altro fino all'ultimo scalino.
Le loro auto erano parcheggiate nel cortile della chiesa una accanto all'altra.
Lui aveva una Fiat Panda vecchio tipo, l'altro una Alfa Romeo.
Non sapeva dire quale modello: davanti le Alfa sembrano tutte uguali, sono diverse dalla metà al cofano.

Si fermò pensoso, chiavi in mano senza aprire la portiera dell'auto e incrociò il suo sguardo fissandolo negli occhi e l'altro riuscì a capire tra i denti mormorava "Maledetto sporco negro! Dovrebbero cacciarvi tutti da dove siete venuti!"