mercoledì 22 agosto 2012

La Festa di Maria SS. di Portosalvo - Villammare 2012



Villammare si trova sulla costa tirrenica al centro del Golfo di Policastro, lungo la SS 18. Dista circa 3,5 km da Sapri, 8 daPolicastro, 15 da Scario e 3 da Vibonati. Vicina a Villammare si trova un'altra località balneare, Capitello, frazione di Ispani.
Villammare è una località turistica balneare piuttosto rinomata, a ridosso delle colline del basso Cilento e vicina al suo parco nazionale. L'economia locale è basata, principalmente, sulle attività turistiche e sulle iniziative legate al terziario.
Il borgo di Villammare è anche ricco di tradizioni e strutture secolari, come l'antica torre di avvistamento costruita per difendere la località dalle incursioni dal mare di vari popoli predatori.

La Festa di Maria SS. di Portosalvo

Il piccolo borgo è molto fedele alla sua madonna patronale (Maria SS. di Portosalvo). Ogni anno, durante la seconda Domenica di Agosto, tutto il paese festeggia la suddetta madonna denominata protettrice dei pescatori, dunque in tale ricorrenza tutti i pescatori, di mattina, con un insieme di barche, seguono la processione per mare mentre di sera la processione secolare viene fatta per le vie del paese, trasportata a turno dai pescatori per motivi di devozione. Il programma cosiste anche in due messe, una di mattina alle 10:00 (appena si ritorna dalla processione) e una di sera alle 19:00 (che è la più solenne) celebrata dal vescovo.
Fonte: Wikipedia


 

Immagini prelevate con Google Images.

I fuochi pirotecnici!

La Torre Eiffel a Villammare!



Estate 2012: tipe da spiaggia...




Il "Filetto di Luna"


Alto nel cielo
appare già dopo l'ultimo raggio di sole
in attesa di quel sorriso pieno di meraviglia 
ad ogni suo apparire,
là sul balcone fermo
a fissare il cielo.
Fanciullo ancora per quanto antico!
Ma il sorriso non c'è:
non ci sarà mai più!
E abbasso gli occhi
vergognoso delle lacrime
che mi rigano il viso
come sempre quando riappare
nella sua indifesa semplicità
di un gesto, 
di una parola.
Di quello sguardo
implorante un aiuto 
che non ho saputo dare...
che non potrò più dare!

domenica 1 luglio 2012

Considerazioni fisiologiche.


Aprile.
Domenica: una di quelle dal sapore primaverile!
Sono in bicicletta e percorro la strada sulla quale affaccia pretenzioso l’ingresso principale della Casa Comunale di Pompei.

L'edificio, una volta residenza del Beato Bartolo Longo, si trova proprio di fronte alla facciata del santuario dedicato alla Madonna ricco di marmi, colonnati e ingresso al campanile.
Oltre ai giardini con la fontana ricettacolo di materiale di vario, li divide un ampio tratto di strada inglobato in quella che è la piazza dedicata al Beato.

In corrispondenza dell'ingresso della casa comunale dunque, al centro della strada e ben troneggianti in tutto il suo spettacolare quanto maleodorante aroma si palesa impossibile a non vedersi la testimonianza del passaggio di uno o forse più d'un cavallo.

Cavalieri della domenica in mostra? A volte se ne vedono.
Militi in assetto da parata? Anche di questi a volte se ne vedono.
Questa volta si tratta proprio di questi ultimi: carabinieri che non avendo null’altro da fare inducono sofferenze ai garretti degli animali loro affidati costringendoli su strade asfaltate piuttosto che liberarli su terreni battuti o strade predisposte a essere calpestati da zoccoli.

Un tempo i comuni facendo di necessità virtù, provvedevano a organizzare un adeguato smaltimento dei liquami e quant’altro lasciati liberi in strada da animali da soma.

Dunque oggi non è difficile incrociare lungo la strada ufficiali della benemerita a cavallo e signori di tutto punto vestiti da rustici cavallerizzi che invece che percorrere praterie, campagne e sentieri di montagna onde consentire ai loro destrieri di esprimere il meglio di sé, amano mostrarsi con ondeggiante e parsimonioso passo, percorrendo il centro cittadino, con le fetide conseguenze del caso.

Così come per tutti quelli appartenenti ad altre razze, anche i cavalli – in quanto animali - hanno necessità di espletare i loro bisogni direttamente in strada; il cavalli come tutti gli altri loro consimili, hanno però la caratteristica di lasciarsi andare con maggiore libertà ed entusiasmo!

Lo fanno restando in piedi lì dove si trovano quando stazionano in attesa di riprendere il cammino, oppure si liberano lungo la strada senza darsi cura di chi viene dappresso.

Colpa del cavallo?
No, perchè il cavallo non è un animale domestico!
Non è dunque un animale educato!
Obbediente a ordini perché domato, meglio dire schiavizzato; non certo domestico, non quindi educato perché non educabile.

Oltretutto tenendo in buon conto che tanto grande è l’animale, tanto più grande è il risultato! si può immaginare lo spettacolo che si apre agli occhi di coloro che oggi, domenica di turisti e pellegrini, attraversano la piazza!

Dunque ci sarebbe da chiedersi: se quella dei cani deve essere raccolta dal padrone che lo porta a spasso, perché mai la defecazione dei cavalli deve restare lì, in bella mostra, maleodorante, fetida, ingombrante senza che nessuno si curi né di levarla ma soprattutto di far sì che non venga raccolta dai “cavalieri” di turno?

Che il centro di un comune destinato a essere punto di aggregazione di pellegrini che si recano al santuario, o di turisti in visita agli scavi sia destinato a un tale scempio, e soprattutto nel corso di un giorno festivo: quando cioè maggiore è l’affluenza, è davvero uno scempio più che una vergogna!
Una offesa alla umana decenza!

Perché poi proprio i carabinieri invece che dare il buon esempio come dovrebbero, nel rispetto che devono alla popolazione indigena e forestiera, non raccolgono – se proprio devono mostrarsi al popolo circolando in sella a cavalli dallo sguardo afflitto, per mantener vivo inutilmente il ricordo di un ormai desueto passato - quanto gli animali da loro condotti lasciano andare liberamente in strada, e se ne infischiano di aver sporcato la strada e infestato l’aria?

Mi fan pena i cavalli perché sicuramente soffrono.

Sono insopportabili i “cavalieri” per la loro presunzione, ma sicuramente più ancora insopportabili per la loro arroganza e inutile manifestazione di autorità sono i carabinieri.

Quelli a cavallo in particolare, ovviamente.

"Andrea Vitali-La mamma del sole." Io lettore penso che...


Alzi la mano chi, leggendo uno dei racconti di Andrea Vitali, non abbia ritrovato chiudendo gli occhi, uno spaccato di vita del proprio paese, del suo quartiere. Le fotografie di strade e palazzi a lui ben conosciute e note. Vite di vicini di casa, negozianti, amici e conoscenti che condividono insieme una stessa unica comunità.

Nelle grandi città in effetti, il quartiere è costituito proprio da una piccola comunità completa di tutto.
La sezione comunale, la farmacia, la parrocchia, gli uffici giudiziari, la salumeria, il macellaio e tutte quelle tante voci silenzione e aun tempo chiassose, invadenti, petulanti che sono proprie di un qualsiasi paesello di provincia.

Magari il momento storico è diverso, ma l’ambientazione di tutte le storie negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, dà l’idea di immaginare cosa sarebbe stato e come sarebbe vissuto il lettore se fosse nato poco prima o poco dopo l’anno 1900.

Le storie si susseguono intrecciando le vite private e lavorative nonchè le abitudini personali di cisacuno dei personaggi, fino a farle confluire tutte in una unica storia complessiva.

Sin dalla sua presentazione, si sa che ogni personaggio che si inserisce per un qualche motivo nel contesto del racconto, sarà parte integrante della storia. Tutti sono a loro volta  “Il Protagonista” e nessuno di loro, per quanto breve possa sembrare la sua apparizione è da ritenersi un comprimario.

Ogni parte del libro è un racconto a sé stante, ed ogni racconto è composto da singole immagini ciascuna completa pur a volte nel suo breve svolgersi. Ciascuna di esse essenziale; non dispersiva, non astratta, non avulsa dal contesto. Si capisce subito che ciascuna immagine presentata è stata collococata al momento giusto.

Invece che perdersi in inutili e cervellotiche elucubrazioni, in esasperanti descrizioni ambientali, pericolosi ragionamenti filosofici, particolari descrizioni di scene appiccicate lì tanto per far volume, ogni flash è così completo pur anche nella sua brevità, che si tratti di poche righe o di due o tre pagine, si ha comunque chiara l’idea che tutto quello che costituisce il brano corrisponde a ciò che il lettore deve conoscere.

Tutto il resto – cioè quello che manca – è uno stimolo all’immaginazione, alla costruzione personale di una propria personale ambientazione in modo che chi leggi ritrovi quasi sé stesso o le persone che conosce.

Si. Meglio dire “avrebbe conosciuto” se fosse vissuto lì, e a quel momento.

La possibilità di collocare a proprio piacimento la darsena, la casa, il bar, il negozio, la parrocchia, la casa del prefetto o quella del maresciallo: ogni cosa è lasciata alla libera immaginazione. L’importante è lo svolgersi del racconto e il movimento dei protagonisti all’interno del palcoscenico.

Insomma: se Andrea Vitali avesse la stessa capacità di produzione continuativa di Andrea Camilleri, sarebbe un gran bene per il piacere di una lettura distensiva, gradevole, moderata nel proporsi e piena di informazioni storiche, e curiosità sociali e culturali. 

Si, sono proprio soddisfatto: 5 stelline su 5 di voto non danno sicuramente giustizia a questa ultima opera – in genere quella di chi scrive si usa definire “fatica”, ma a leggerlo sembra proprio che Andrea Vitali a scrivere non faccia proprio alcuna fatica – che come per ogni altra precedente, mi piace considerare essere “giusto quella prima della prossima”.

sabato 23 giugno 2012

Seduto sulla panchina ad aspettare.


Incrocio nel piazzale di ingresso del Centro Commerciale il sig. Riposati.
Si affida ad un bastone nel camminare.
Non mi sembra più grosso di quanto la mia memoria non rilevi.
Il fatto è che la sua incerta andatura ne fà rilevare tutta la sua quantità.
L'aspetto del volto è quello di una volta.
Un tempo partecipava, eccellendo, in diverse delle discipline che costituivano le "Ginestriadi".
In particolare ricordo di quando con la figlia componevano una imbattibile coppia nelle gare di ping-pong.
Più che in noi stessi, è inesorabilmente negli altri che il tempo testimonia il suo instancabile trascorrere.
É ormai un bel po' di anni che si giunge alla fine del mese di agosto, con un tempo con un caldo invariato rispetto a inizio mese, sole e temperature alte. 
A parte un pomeriggio di vero temporale, per il resto non s'è visto a oggi, e siamo al 29, un solo giorno di cattivo tempo.
Quando ero ragazzo e fino a un certo anno della mia giovinezza, non era così.
Passatato che era il 18 del mese, giorno in cui il calendario festeggia Santa Elena e la mia mamma festeggiava il suo onomastico, si chiamava Olga in verità, mio papà era solito esordire con la storica frase:
"Sono finite le vacanza! Ora si guastano i tempi!"
Perché il plurale non l'ho mai capito, né in verità l'ho mai chiesto.
Quello che è certo è che succedeva proprio così.
Già intorno al 20 il mare iniziava a non essere più quello di prima.
Al tranquillo risciacquio della risacca succedevano i cavalloni.
Di diversa intensità, ma sempre emozionanti.
La temperatura scendeva piano piano.
Il sole era sempre più oscurato dalle nuvole e la pioggia era continua e inesorabile.
Da un dato giorno si era preparati per utilizzare il primo giorno di tregua per rientrare.
Poi lentamente tutto è finito ed i tempi, forse perché stanchi e precocemente invecchiati, non sono cambiati più. 
Almeno non più dopo il 18 agosto.
Il giorno in cui il calendario festeggiava e continua a festeggiare coloro che si chiamano Elena, e in cui la mia mamma fino a quattro anni fa festeggiava il suo di nome: Olga.
A suon di cannelloni, pollo alla griglia, patatine “San Carlo” in busta super gigante, cocomero e gelato.


lunedì 16 aprile 2012

La carezza.


Fu nel corso della notte tra un venerdi e un sabato di molte settimane fa.
Sin da subito ebbe la certezza che non fosse stata una suggestione.
Quel tocco, anche se leggerissimo, fu sufficiente a svegliarlo e fargli girare la testa.
Non poteva esse stata Albertina, la moglie.
Il suo lento e ritmico russare, così regolare ne fu la conferma.

Teodoro stava girato verso l'esterno del lettone, la parte sinistra.
D'un tratto sentì una carezza correre veloce a sfiorargli la guancia destra sfuggendo rapida tra i capelli.
Dall'orecchio andando indietro.
Un tocco leggero.
Impalpabile. 
Lo ha solo sfiorato ma fu sufficiente a svegliarlo.

Nel girarsi s'accorse del fuggire d'un ombra scura nel buio che oltrepassava la porta chiusa della stanza.
Teodoro ne fu sicuro da subito e senza alcuna perplessità: era stata la mamma che non ha resistito a quel gesto d'affetto.
Gli stava lontano ormai da troppo tempo!

L'avrà fatto di nascosto o avrà chiesto il permesso?
Ripensando al carattere che aveva quando era in vita, Teodoro ne fu certo: non avrà detto niente a nessuno, nè si sarà preoccupata di non farsi vedere.
Potrà mai più tornare?
Chissà! Forse l'avran messa in castigo!
Figurarsi....
Per quanto gliene sarà importato....!

Non si era trattato di un sogno: sapeva bene che le carezze nei sogni non possono svegliare.
Non si era trovato nel dormiveglia: l'auricolare infilato nell'orecchio e collegato al suo iPod aveva esaurito i brani chissà da quando.

Tacque di quella cosa con tutti; il giorno successivo e quelli seguenti.
Sperava che quella sensazione si ripetesse, e che il non parlarne consolidasse la convinzione della sua complicità. 
Nessuno sa e saprà, mammina: rimane tutto tra me e te!

Già la sera successiva andò a coricarsi quasi in fretta; con l'ansia di chi è in attesa di un evento miracoloso.
Sarà una dimostrazione di cosa sia la fede essere convinti fortemente che una cosa possa accadere perché essa davvero accada?
Da bambino al catechismo gli avevano insegnato così.

Ma quella notte non venne, e più non tornò in nessuna di quelle successive.
Albertina però non seppe mai.
Teodoro continuò a custodire il suo segreto, e ancora oggi non ha intenzione di parlarne con nessuno.
Ha deciso di non pensarci più.
Di due cose è certo: quella volta è accaduto davvero e lui sa che è così e sa bene chi e come sia stato; in un qualsiasi altro momento potrà accadere di nuovo, ne è certo. 
Non deve però stare lì nè ad aspettare nè a far nulla affinchè accada.
Accadrà tutto quando sarà il momento.
Deve solo continuare a crederci.

mercoledì 11 aprile 2012

Rapidi flash domenicali.


Fiorentina si palesa morbidamente affacciata alla finestra del suo appartamento; proprio sopra l'ingresso del forno/panetteria che riaprirà - ahilei! - con l'arrivo dei primi villeggianti.
Dall'alto dispensa sorridenti saluti a chi alzando la testa ne elogia la brillantezza del volto.
Per nulla riconoscibile ripensando alla Fiorentina dei giorni peggiori…!
Quelli dei mesi di luglio e agosto trascorsi nell'angosciante pensiero di scoprire in una qualche teglia rimanenze dei tranci di pizza preparati con rapida manualità da marito e figlio; tutti di volta in volta messi in mostra dietro i vetri del bancone.
Poco tempo manca al suo primo sperato "...è feneto!" della stagione, che saluterà la riapertura delle porte del suo bianco ed essenziale commercio.

L'ermafrodito è sempre lì travestita delle sue mascolinee fattezze dedita a dispensare scontrini, cornetti e piattaforme di dolciumi di varia grandezza, lasciando che nella fantasia della gran parte del vegliardo pubblico che le si palesa al banco si materializzino immagini eroticamente licenziose.
Maschi di variabile età dunque riaffiorano rossi in viso dal negozio affrontando velocemente la strada che li separa da casa; tutti con ridondanti guantiere piene del loro dolce contenuto esorbitante valori glicemici di esagerato livello.

Vincenzo, che abitualmente vaga senza sosta all'interno del Villaggio del quale si ritiene il “custode”, ha trasferito il fondoschiena dal sedile del furgone al muretto del lungomare riscaldato dal tepore primaverile.
Oggi è domenica; un dì festivo; il giorno in cui ci si riposa dalle fatiche della settimana.
Il suo volto è inespressivamente triste al pensiero che egli sia l'unico a non poter godere della festa: come distinguere il giorno di festa e quello del lavoro?
Lo sguardo assente e perso nel vuoto danno l’idea ch’egli si ponga continue domande senza sapere quali.

La risacca lentamente aggiunge la sua voce al chiacchiericcio degli indigeni che passeggiano con l'unico scopo del far nulla in attesa dell'ora di pranzo.

Tutto è un mescolarsi di voci, suoni e colori gioiosi: in alcuni casi forti in altri tenui e delicati.

Sulla spiaggia si avvicendano figure frettolosamente affaccendate a cimentarsi in competizioni podistiche con sè stessi.
Puntini colorati le più distanti.
Altre sdraiate per cogliere il primo sole, non sdegano di esporre le loro nitide fattezze con ridanciana allegria.

Un continuo alternarsi di fuggenti immagini in movimento a statiche esposizioni; tutti beati a raccogliere l'inizio di un affacciante calore.

Si avvicina l'ora del pranzo; lo si capisce dal veloce udirsi del saluto collettivo sprizzante golosa acquolina.

La fermata a un desinare rapido ed essenziale è d'obbligo per gli incerti del "mordi e fuggi" domenicale..
Al reparto gastronomico del centro commerciale due signori questionano sul reciproco mancato rispetto della fila.
I due erano i soli dinanzi al banco e due erano i commessi: una graziosa esercitazione in previsione del prossimo agosto.