“Traditi ugualmente, ugualmente spogliati, risorgeremo allo stesso tempo delle nostre sventure; che mai à durato lungamente l’opera della iniquità, né sono eterne le usurpazioni”. - S. M. Francesco II - Proclama di Gaeta, 8 dicembre 1860
mercoledì 19 novembre 2014
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Il sud illuminato negato dai libri di testo, "storia da riscrivere". Il mattino di Salerno - 16 novembre 2014. Gianluca Sollazzo.
Il sud illuminato negato dai libri di testo,
"storia da riscrivere".
Articolo a firma di Gianluca Sollazzo. - Il Mattino di Salerno del 16 Novembre 2014.
Autorizzazione alla pubblicazione su questo
blog ricevuta.
Il recupero della identità storica del Mezzogiorno
d'Italia può partire dalla riscrittura dei manuali di storia.
Ne sono convinti presidi, docenti e studenti di
una rete di scuole che ieri hanno lanciato dall'Istituto Genovesi di Salerno
una battaglia formativa in difesa della identità del Sud e della verità
storica.
Per questa ragione è pronta a partire una
petizione per reinserire nei testi scolastici delle scuole medie e superiori
pensatori meridionali non approfonditi, oppure tralasciati per anni dai
programmi didattici.
Da Antonio Genovesi a Mario Pagano, arrivando a
Bernardo da Tanucci.
Tutti cultori di un Sud e di illuminismo
meridionalista che docenti e studiosi salernitani puntano a riportare in auge.
"Non è l'iniziativa di un gruppo di
nostalgici - fanno sapere i promotori della petizione - ma di una missione
all'insegna della verità storica".
Foto 1
L'obiettivo è educare gli studenti e le nuove
generazioni al recupero della memoria meridionalista e di una Campania pre-unitaria
nel 1861 perché "una storia dimenticata è un futuro perso".
A lanciare la battaglia erano stati nei mesi
scorsi gli studenti della III C della media Alfonso Gatto di Battipaglia,
guidati da Gerardo Granito, che in classe sono riusciti a smontare la tesi di
un mezzogiorno subalterno al Nord alla vigilia dell'unificazione d'Italia
sostenuta in alcuni passaggi proprio dal loro manuale scolastico di
riferimento.
Ne scaturì una formale protesta indirizzata
agli autori del libro di storia adottato a inizio anno scolastico, colpevole di
aver omesso alcuni aspetti relativi alle condizioni del mezzogiorno nella fase
preunitaria.
A finire sotto accusa sono state alcune
citazioni del libro "Chiedi alla Storia" (Bruno Mondadori), scritto
da Franco Amerini e Roberto Roveda e destinato alle scuole medie.
Affrontando come da programma le fasi che hanno
portato alla unificazione del regno d'Italia, gli studenti della Gatto si sono
imbattuti in un paragrafo ritenuto "discordante" con gli studi di
approfondimento avviati sotto la supervisione del loro docente di storia.
In particolare un passaggio.
"Nel sud della penisola - era scritto alla
pagina 390 del libro - sotto il governo della dinastia dei Borbone, l'economia
era bloccata. I sovrani del Regno delle due Sicilie facevano poco o nulla per
avviare l'industrializzazione e favorire le attività imprenditoriali".
Da quell'esperienza didattica sono trascorsi
mesi e la missione di recupero della memoria è andata avanti trovando il
sostegno di studenti e professori dell'I.I.S.S. Nitti di Napoli e dell'I.I.S.S.
Dante Alighieri di Avellino, e ancora dell'ITG Fermi di Isernia, pronti a
sottoscrivere una petizione a favore dell'introduzione degli storici
meridionalisti.
Foto 2

"Puntiamo a riscrivere la storia
arricchendola con i contributi di tanti storici, filosofi e cultori del sud – dice
- consapevoli che la verità storica assoluta non esiste, ma almeno si può
chiedere di inserire nei testi approfondimenti sui pensatori di un meridione
avanzato".
"Basta ricordare un decreto che il 3 maggio
del 1832 sotto i Borbone - dichiara il geologo - istituì per la prima volta
nella penisola la raccolta differenziata a tutela della salute della
popolazione per scongiurare il rischio colera".
© Riproduzione dell'articolo riservata.
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Le fotografie inserite sono una iniziativa personale del titolare del post e non sono state prelevate dall'articolo originale.
Foto 1 - Fonte www.fontesud.it - Locandina dell'evento.
Foto 2 - Provenienza da archivio personale.
Foto 3 - Provenienza Blog "Decretiamo" - http://decretiamo.blogspot.it/2010/11/la-raccolta-della-monnezza-nel-1832.html
martedì 18 novembre 2014
...vi parla il Maresciallo Maggio!: La Scelta
...vi parla il Maresciallo Maggio!: La Scelta: C'è un episodio misconosciuto nella tragedia dell'occupazione nazista in Italia. I Nazisti ordinarono la liquidazione del Gh...
lunedì 17 novembre 2014
Se va facenn' sera!
Ddoie vicchiarielli
Vanno 'a
gghì pa' via....
Uno mantene allata!
‘Nu poco zuppechea isso
E n'atu poco è essa ca s'abbocca
Se guardano in faccia e
rireno
Ognuno 'e 'lloro
sape ca’ senza 'llato
nun putesse cammina'
L'uocchie 'e’ll'uno into a chille 'e
'llato!
'O sanno e so'
felici 'e chesto!
Immagine: fonte da Google immagini. dennisvdwater "Coppia anziana che cammina nel bosco in autunno ad Amsterdam"
Tra Scafati e Pompei. Via Bonifica e Via Ripuaria. Un insulto alla cittadinanza, ai residenti, all'immagine.
Sabato 8 novembre, su via Ripuaria nel tratto del comune di Pompei della lunga strada che unisce questo comune a quello di Scafati, la polizia municipale regolava il flusso del doppio senso delle auto nel mentre venivano tagliati i rami degli alberi spezzati e semi caduti sulla strada nel corso del maltempo di qualche giorno prima.
Mezzi meccanici (uno) e camion (uno) con operai (non li ho contati, ma erano più i vigili che gli operai) al lavoro provvedevano al taglio e, pensavo, faranno anche una pulizia generale con una rimozione di tutto il materiale che ingombra il marciapiedi, per quel poco che ne resta.
Ogni tanto si fa qualcosa anche qui?
Venerdì 14, cioè circa otto giorni dopo, passando per lo stesso tratto di strada ho dovuto con sorpresa rilevare che erano stati sì tagliati i rami spezzati dal vento e dalle intemperie.
In effetti perché deludere le aspettative?
Forse i rami più grossi rimossi li avranno anche portati via, ma tutto il resto è rimasto lì e sta anche seccando velocemente.... l'autunno si sa, fa ingiallire le foglie: sugli alberi e sul selciato!
Lo stato della strada che mi si è palesato è quello che si può rilevare nelle fotografie qui di seguito inserite.
Mi domando: ma è uno scherzo?
Ma l'incompetenza, la superficialità, la mancanza di professionalità non dovrebbe essere bandita dalla gestione della cosa pubblica?
Mezzi meccanici (uno) e camion (uno) con operai (non li ho contati, ma erano più i vigili che gli operai) al lavoro provvedevano al taglio e, pensavo, faranno anche una pulizia generale con una rimozione di tutto il materiale che ingombra il marciapiedi, per quel poco che ne resta.
Ogni tanto si fa qualcosa anche qui?
Venerdì 14, cioè circa otto giorni dopo, passando per lo stesso tratto di strada ho dovuto con sorpresa rilevare che erano stati sì tagliati i rami spezzati dal vento e dalle intemperie.
In effetti perché deludere le aspettative?
Forse i rami più grossi rimossi li avranno anche portati via, ma tutto il resto è rimasto lì e sta anche seccando velocemente.... l'autunno si sa, fa ingiallire le foglie: sugli alberi e sul selciato!
Lo stato della strada che mi si è palesato è quello che si può rilevare nelle fotografie qui di seguito inserite.
Mi domando: ma è uno scherzo?
Ma l'incompetenza, la superficialità, la mancanza di professionalità non dovrebbe essere bandita dalla gestione della cosa pubblica?
Si nota come i pedoni siano costretti a camminare per la strada insieme alle automobili e i camion, e anche chi va in bicicletta si prende la sua bella dose di rischio: tra l'altro il venerdì è giorno di mercato, e questa via è trafficata in particolar modo anche da chi non ha automobili!
A proposito di camion:
Quale dei due avrà un peso inferiore alle 3,5 tonnellate, ed è quindi in diritto di camminare?
E quale la loro velocità? Non certo 20 chilometri all'ora!
Per scattare le foto affinché si vedesse il degrado della situazione, ho aspettato di avere la visuale libera.
Non transitavano un gran numero di auto, ma proprio per questo la velocità di transito era ben altro che i venti chilometri orari indicati sui cartelli!
Nessuno vigila, nessuno controlla, tutti però pronti a piangere, commiserare, a fare dibattuti discussioni e indire giornate di lutto cittadino: davvero ben strana gente questa qui!
Foto provenienti da archivio personale.
Il Mattino edizione di Salerno scrive a riguardo della videoconferenza: Riscrivere i testi di storia e reinserimento degli autori meridionali nei programmi scolastici.
Sul quotidiano “Il Mattino di Salerno” di domenica 16 novembre, è stato pubblicato un articolo a firma di Gianluca Sollazzo nella sezione “Scuola” dal titolo:
Il Sud illuminato negato dai libri di testo, "Storia da riscrivere”.
Non avendo l’autorizzazione per proporre integralmente l’articolo in questo Blog essendo esso protetto da specifico Copyright, mi limito a segnalarlo e a sollecitarne la lettura se e per quanto possibile.
Immagino che copia dell’articolo potrà essere richiesto andando sul Sito www.fontesud.it seguendo poi le istruzioni per l'inoltro della richiesta.
L’articolo è riferito alla manifestazione svoltasi sabato 14 dicembre presso l’I.I.I.S.S. “Antonio Genovesi” di Salerno in multiconferenza via Skype con altri siti: Avellino, Catanzaro, Isernia e Udine.
All’appello è mancata la rappresentanza da Potenza dove ci sono stati problemi tecnici per il collegamento.
Docenti e presidi di scuola che hanno partecipato, sono tutti concordi di quanto sia necessario ripristinare un giusto equilibrio nella narrazione dei fatti storici avvenuti dall’arrivo della truppa guidata da Giuseppe Garibaldi in poi, ma sopratutto è essenziale che si effettui una rappresentazione, corretta e completa del periodo storico in cui il Regno delle Due Sicilie ha visto la presenza dei Borbone gestire e trasformare un popolo e un territorio preda continua di avvicendanti popoli bracconieri.
I Borbone, da Carlo di Borbone - poi Carlo III di Spagna - in poi, sono stati fautori di uno stato che era annoverato tra i tre più grandi europei, sotto tutti i più importanti aspetti: economici, sociali, industriali, e legislativi.
E per quanto riguarda il sociale occorre sottolineare e includere l’aspetto medico-sanitario sul quale Ferdinando I ha continuativamente lavorato con il contributo di medici, farmacisti e scienziati ottenendo primati di importanza internazionale.
Un grande lavoro di ricerca è stato già svolto dagli alunni degli istituti I.I.S.S. “Francesco Saverio Nitti” di Napoli, I.I.S.S. “Dante Alighieri” di Avellino, I.T.G. “Fermi” di Isernia; ma sopratutto in particolare dagli alunni di scuola media, e specificatamente dagli alunni che nel corso dello scorso anno scolastico facevano parte della III C della Scuola Media “Alfonso Gatto” di Battipaglia coordinati dal Prof. Gerardo Granito.
La scintilla è scattata nel momento in cui in un paragrafo alla pagina 390 del volume di storia destinato alle scuole medie edito dalla Bruno Mondadori “Chiedi alla storia” a firma di Franco Amerini e Roberto Roveda, affrontando le fasi che hanno portato alla unificazione del regno d’Italia, hanno letto:
"Nel sud della penisola sotto il governo della dinastia dei Borbone, l'economia era bloccata. I sovrani del Regno delle due Sicilie facevano poco o nulla per avviare l'industrializzazione e favorire le attività imprenditoriali.”
Sia il Dr. Candila nel discorrere con l’autore dell’articolo pubblicato, che il promotore dell’iniziativa Donato Crescenzo che partecipava dalla sede dell’I.I.S.S. “Francesco Saverio Nitti” a Napoli in uno dei suoi interventi, hanno sottolineato che
“...non si tratta dell'iniziativa di un gruppo di nostalgici ma di una missione all'insegna della verità storica.”
Riprendo direttamente dalla locandina del programma:
"I nostri eventi, i cui precedenti si possono visionare sul sito www.fontedsud.it (una piazza dove ci si incontra e ci si racconta) narrano esclusivamente le nostre eccellenze culturali, perché come disse, alla fine dell’Apartheid, Mandela :
« Una Storia dimenticata è un futuro perso » …… e aggiunse che era necessario rimanere uniti e crescere insieme."
Sottolineare che è proprio questa l’occasione in cui ricordare che
"Una storia dimenticata è un futuro perso!”
conferma e conforta nel pensare che è forse giunto il momento di rispolverare l’orgoglio nascosto e di un intero popolo.
Occasione questa, in cui siamo in una fase in cui da varie parti continuano a rimarcare che un qualsiasi figlio di quella parte di Italia in maniera spregiativamente definita “Meridione” o “Sud”, altro non è e non rimane che un suddito, un colonizzato.
Un discendente di briganti potenzialmente pericoloso: il DNA non può che autoriprodurre che suoi simili per quanto i suoi geni possano venire modificati nel tempo.
Modificati sì, ma certamente non in positivo! secondo le risultanze pubblicate.
Una testimonianza di questo stato di cose è rappresentata dalla presenza nel Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso, un museo di antropologia criminale fondato a Torino da Cesare Lombroso nel 1876 presso la locale università, dove la presenza di teschi umani di briganti, ladri e assassini testimonierebbero la caratteristica dell’appartenere al Regno delle due Sicicile, e quindi dell’uomo meridionale.
Un museo degli orrori che andrebbe chiuso anche per la totale mancanza di accreditamenti sulla scientificità di quanto sostenuto all’epoca dall'antropologo.
Firmare la petizione diventa un impegno morale con noi stessi, con la nostra storia e per le nostre discendenze.
Il SUD continua a essere una colonia dell'ex Regno d'Italia e i suoi abitanti dei sudditi.
I Borboni continuano a essere considerati regnanti di scarso contenuto morale, egoisti, prevaricatori e vigliacchi: Francesco II viene ritenuto un re in fuga dalle proprie responsabilità.
Non v’è chi riesca a riconoscere in lui colui che attirando a sé i nemici ha evitato alla capitale del Regno una sorte ingrata e immeritabile!
L’esercito, uno dei più preparati ed equipaggiati, gestito dai migliori strateghi in europa, decimato dalle fucilazioni sommarie e dagli eccidi perpetrati dai piemontesi, dai tradimenti di una parte dei suoi generali viene ancora oggi considerato approssimativo, scarso, e senza alcuna organizzazione.
Ancora oggi si continua a dire “Me pare l’esercito di Francischiello!” quando si vuole identificare un gruppo di persone senza organizzazione, senza capo, senza idee.
Quei "Soldati" rimasero fedeli al loro RE e fu per evitare che si completasse la loro disfatta e distruzione che Francesco II decise di arrendersi e di recarsi a Roma rinunciando ai suoi diritti sul regno.
************
5 novembre 1860 - 13 febbraio 1861
Gaeta.
Annessione al Regno di Sardegna dei territori del Regno delle Due Sicilie
| «Sire, in mezzo ai disgraziati avvenimenti, di cui la tristezza dei tempi ci à fatto spettatori afflitti ed indegnati; noi sottoscritti, uffìziali della Guarnigione di Gaeta, veniamo, uniti in una ferma volontà, rinnovare l'omaggio della nostra fede innanzi al vostro trono, reso più venerabile e più splendido dalla sventura. Cingendo la spada, giurammo che la bandiera affidataci da V. M. sarebbe difesa da noi, a costo del nostro sangue. È a questo giuramento che intendiamo restar fedeli; quali che siano le privazioni, le sofferenze e i pericoli ai quali ci chiama la voce dei nostri capi, sacrificheremo con gioia le nostre fortune, la nostra vita e tutt'altro bene per il successo o pei bisogni della causa comune. Gelosi custodi di quest'onor militare che distingue solo il soldato dal bandito, vogliamo mostrare a V. M. ed all'Europa intera che se molti fra noi ànno col tradimento o viltà macchiato il nome dell'Armata Napolitana, grande fu pure il numero di quelli che si sforzarono di trasmetterlo puro e senza macchia alla posterità. » |
| (Charles Garnier, Giornale dell'assedio di Gaeta, 1861[1])
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Chi dal sud sale al nord continua a essere visto come un "emigrante" o un "deportato" come lo erano diventati forzatamente i contadini e gli abitanti del Regno delle Due Sicilie.
In oltre 150 anni dal 1861 a oggi, nulla è cambiato: il Regno d'Italia ha depredato e distrutto uno stato sovrano cercando di distruggerne anche la memoria storica, e tutto questo con il contributo anche degli storici o di chi si paventa tale accusando spregiativamente come "revisionisti" coloro che cercano di ristabilire la verità.
La volutamente cattiva informazione si sta trasformando in travisazione dei fatti storici seminando il seme dell'ignoranza nelle generazioni che stano nascendo: le bugie e le falsità stanno diventando verità!
Verità che la scuola continua e contribuisce a nascondere.
Occorre attivarsi per evitare che tutto venga definitivamente cancellato: occorre fare in modo che i nostri figli, e i figli che loro verranno, sappiano.
Unità bugiarda, i prof che riscrivono il Sud
DI REDAZIONE IL DENARO – SABATO 15 NOVEMBRE 2014
POSTATO IN: CULTURA, IN EVIDENZA, NEWS
La verità è un’opinione, spesso vincolata a prospettive e interpretazioni.
Principio che rivoluziona gli esiti e le fondamenta di uno stesso evento, un identico movimento politico, una specifica rivoluzione e, ovviamente, della più controversa delle dimensioni: l’identità. È possibile riscrivere l’identità di un popolo, di un territorio? Per farlo bisognerebbe certamente iniziare un lungo cammino, i primi passi dai banchi di scuola. Un suggerimento urlato a piena voce da una comunità raccolta, nel titolo e negli intenti, sotto un’ambizione “Riscrivere i testi di Storia” nel seno del progetto Fonte Sud (www.fontesud.it).
“La comunità – spiega Donato Crescenzo, animatore di Fonte Sud e responsabile del Centro Formazione Convegni Inail – è formata da persone che condividono e perseguono lo stesso ideale, senza voler costituire un centro di potere politico o un’associazione. Alcuni già membri di circoli culturali, sono professionisti privati o della pubblica amministrazione, impegnati da moltissimi anni nella ricerca e diffusione della nostra storia e cultura, antecedente l’Unità d’Italia con pubblicazioni ed interventi nelle scuole o nei convegni”.
Prossimo appuntamento è oggi: “Con il lancio – aggiunge Crescenzo – della petizione
‘Riscrivere i testi di Storia e reinserimento degli Autori meridionali nei programmi scolastici’
che si svolgerà in videoconferenza interregionale con le altre sette sedi regionali meridionali, al quale parteciperanno tanti insegnanti delle istituzioni scolastiche”.
Temi fondamentali per la comunità, l’importanza che aveva assunto la valorizzazione della persona nei centocinquanta anni antecedenti l’Unità d’Italia, di cui sono espressione il sistema sanitario e la psichiatria positiva di Biagio Miraglia, le teorie democratiche del Filangieri e la costituzione partenopea di Mario Pagano. “
Non intendiamo animare sentimenti recriminatori o di rivincita – precisa Crescenzo – ma formulare una legittima richiesta di riconoscimento della nostra identità e intendiamo farlo in maniera serena e diffusa su tutto il territorio nazionale, per evitare che la conoscenza della nostra storia venga riproposta in maniera strumentale a certi interessi personali, se non addirittura malavitosi. Vogliamo che sia lo Stato a proporre una riscrittura della storia dell’Unità d’Italia, ritenendo necessario affermare una Unità che si basi sul reciproco rispetto delle diverse culture regionali, tutte di pari dignità”. Insomma una storia che riscatti le eccellenze del Meridione già dai primi anni di formazione a scuola.
“Il progresso di una collettività non è scollegato della narrazione degli accadimenti che hanno offerto le fondamenta storiche di una identità sociale, economica, ambientale”. La storia che lo Stato continua a insegnare a tutti gli italiani rappresenta il Sud borbonico come un territorio arretrato culturalmente, economicamente e socialmente. La cancellazione della memoria storica e culturale è una pratica, retaggio della politica coloniale, applicata dai paesi invasori subito dopo la conquista armata. “Una prassi sin troppo diffusa che, se un tempo era per certi versi comprensibile, oggi significa autolesionismo”. “Il Mezzogiorno da tempo è stato vittima di una storia negata, reinterpretata, dimenticata e ha visto le proprie radici strappate e gettate via. Il nostro obiettivo è – conclude Crescenzo – ridare vita a tutto questo, riproporre fatti e personaggi che hanno fatto grande il nostro passato per recuperare il senso della nostra cultura e trarre ispirazione da esempi diretti che possano guidarci in questa epoca di crisi”.La fotografia - Inaugurazione della prima ferrovia italiana Napoli-Portici nel 1839 (dipinto di Salvatore Fergola – Museo di San Martino), simbolo del progresso del Regno delle Due Sicilie - è stata prelevata dalla pagina dove è stato postato l'articolo: REDAZIONE IL DENARO – SABATO 15 NOVEMBRE 2014. Il testo è stato rilevato integralmente.
Il Post è stato inserito in questo BLOG a solo scopo di informazione, e in totale buona fede. Sono a disposizione per la sua eliminazione su semplice richiesta degli interessati o aventi diritto.
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