lunedì 17 novembre 2014

Se va facenn' sera!

Ddoie vicchiarielli
Vanno 'a gghì pa' via....
Uno mantene allata!
‘Nu poco zuppechea isso
E n'atu poco è essa ca s'abbocca

Se guardano in faccia e rireno 
Ognuno 'e 'lloro sape ca’ senza 'llato
nun putesse cammina'

L'uocchie 'e’ll'uno into a chille 'e 'llato!

'O sanno e so' felici 'e chesto!




Immagine: fonte da Google immagini. dennisvdwater "Coppia anziana che cammina nel bosco in autunno ad Amsterdam"

Tra Scafati e Pompei. Via Bonifica e Via Ripuaria. Un insulto alla cittadinanza, ai residenti, all'immagine.

Sabato 8 novembre, su via Ripuaria nel tratto del comune di Pompei della lunga strada che unisce questo comune a quello di Scafati, la polizia municipale regolava il flusso del doppio senso delle auto nel mentre venivano tagliati i rami degli alberi spezzati e semi caduti sulla strada nel corso del maltempo di qualche giorno prima.

Mezzi meccanici (uno) e camion (uno) con operai (non li ho contati, ma erano più i vigili che gli operai) al lavoro provvedevano al taglio e, pensavo, faranno anche una pulizia generale con una rimozione di tutto il materiale che ingombra il marciapiedi, per quel poco che ne resta.

Ogni tanto si fa qualcosa anche qui?

Venerdì 14, cioè circa otto giorni dopo, passando per lo stesso tratto di strada ho dovuto con sorpresa rilevare che erano stati sì tagliati i rami spezzati dal vento e dalle intemperie.
In effetti perché deludere le aspettative?

Forse i rami più grossi rimossi li avranno anche portati via, ma tutto il resto è rimasto lì e sta anche seccando velocemente.... l'autunno si sa, fa ingiallire le foglie: sugli alberi e sul selciato!

Lo stato della strada che mi si è palesato è quello che si può rilevare nelle fotografie qui di seguito inserite.

Mi domando: ma è uno scherzo?
Ma l'incompetenza, la superficialità, la mancanza di professionalità non dovrebbe essere bandita dalla gestione della cosa pubblica?










Si nota come i pedoni siano costretti a camminare per la strada insieme alle automobili e i camion, e anche chi va in bicicletta si prende la sua bella dose di rischio: tra l'altro il venerdì è giorno di mercato, e questa via è trafficata in particolar modo anche da chi non ha automobili!

A proposito di camion:
                                

Quale dei due avrà un peso inferiore alle 3,5 tonnellate, ed è quindi in diritto di camminare?
E quale la loro velocità? Non certo 20 chilometri all'ora!

Per scattare le foto affinché si vedesse il degrado della situazione, ho aspettato di avere la visuale libera.
Non transitavano un gran numero di auto, ma proprio per questo la velocità di transito era ben altro che i venti chilometri orari indicati sui cartelli!

Nessuno vigila, nessuno controlla, tutti però pronti a piangere, commiserare, a fare dibattuti discussioni e indire giornate di lutto cittadino: davvero ben strana gente questa qui!


Foto provenienti da archivio personale.




Il Mattino edizione di Salerno scrive a riguardo della videoconferenza: Riscrivere i testi di storia e reinserimento degli autori meridionali nei programmi scolastici.

Sul quotidiano “Il Mattino di Salerno” di domenica 16 novembre, è stato pubblicato un articolo a firma di Gianluca Sollazzo nella sezione “Scuola” dal titolo:

Il Sud illuminato negato dai libri di testo, "Storia da riscrivere”.

Non avendo l’autorizzazione per proporre integralmente l’articolo in questo Blog essendo esso protetto da specifico Copyright, mi limito a segnalarlo e a sollecitarne la lettura se e per quanto possibile.
Immagino che copia dell’articolo potrà essere richiesto andando sul Sito www.fontesud.it seguendo poi le istruzioni per l'inoltro della richiesta.

L’articolo è riferito alla manifestazione svoltasi sabato 14 dicembre presso l’I.I.I.S.S. “Antonio Genovesi” di Salerno in multiconferenza via Skype con altri siti: Avellino, Catanzaro, Isernia e Udine.
All’appello è mancata la rappresentanza da Potenza dove ci sono stati problemi tecnici per il collegamento.

Docenti e presidi di scuola che hanno partecipato, sono tutti concordi di quanto sia necessario ripristinare un giusto equilibrio nella narrazione dei fatti storici avvenuti dall’arrivo della truppa guidata da Giuseppe Garibaldi in poi, ma sopratutto è essenziale che si effettui una rappresentazione, corretta e completa del periodo storico in cui il Regno delle Due Sicilie ha visto la presenza dei Borbone gestire e trasformare un popolo e un territorio preda continua di avvicendanti popoli bracconieri.

I Borbone, da Carlo di Borbone - poi Carlo III di Spagna - in poi, sono stati fautori di uno stato che era annoverato tra i tre più grandi europei, sotto tutti i più importanti aspetti: economici, sociali, industriali, e legislativi.
E per quanto riguarda il sociale occorre sottolineare e includere l’aspetto medico-sanitario sul quale Ferdinando I ha continuativamente lavorato con il contributo di medici, farmacisti e scienziati ottenendo primati di importanza internazionale.

Un grande lavoro di ricerca è stato già svolto dagli alunni degli istituti I.I.S.S. “Francesco Saverio Nitti” di Napoli, I.I.S.S. “Dante Alighieri” di Avellino, I.T.G. “Fermi” di Isernia; ma sopratutto in particolare dagli alunni di scuola media, e specificatamente dagli alunni che nel corso dello scorso anno scolastico facevano parte della III C della Scuola Media “Alfonso Gatto” di Battipaglia coordinati dal Prof. Gerardo Granito.

La scintilla è scattata nel momento in cui in un paragrafo alla pagina 390 del volume di storia destinato alle scuole medie edito dalla Bruno Mondadori “Chiedi alla storia” a firma di  Franco Amerini e Roberto Roveda, affrontando le fasi che hanno portato alla unificazione del regno d’Italia, hanno letto:

"Nel sud della penisola sotto il governo della dinastia dei Borbone, l'economia era bloccata. I sovrani del Regno delle due Sicilie facevano poco o nulla per avviare l'industrializzazione e favorire le attività imprenditoriali.”

Sia il Dr. Candila nel discorrere con l’autore dell’articolo pubblicato, che il promotore dell’iniziativa Donato Crescenzo che partecipava dalla sede dell’I.I.S.S. “Francesco Saverio Nitti” a Napoli in uno dei suoi interventi, hanno sottolineato che 

“...non si tratta dell'iniziativa di un gruppo di nostalgici ma di una missione all'insegna della verità storica.”

Riprendo direttamente dalla locandina del programma:

"I nostri eventi, i cui precedenti si possono visionare sul sito www.fontedsud.it (una piazza dove ci si incontra e ci si racconta) narrano esclusivamente le nostre eccellenze culturali, perché come disse, alla fine dell’Apartheid, Mandela :
« Una Storia dimenticata è un futuro perso »  …… e aggiunse che era necessario rimanere uniti e crescere insieme."

Sottolineare che è proprio questa l’occasione in cui ricordare che 
"Una storia dimenticata è un futuro perso!” 
conferma e conforta nel pensare che è forse giunto il momento di rispolverare l’orgoglio nascosto e di un intero popolo.

Occasione questa, in cui siamo in una fase in cui da varie parti continuano a rimarcare che un qualsiasi figlio di quella parte di Italia in maniera spregiativamente definita “Meridione” o “Sud”, altro non è e non rimane che un suddito, un colonizzato.
Un discendente di briganti potenzialmente pericoloso: il DNA non può che autoriprodurre che suoi simili per quanto i suoi geni possano venire modificati nel tempo.
Modificati sì, ma certamente non in positivo! secondo le risultanze pubblicate.

Una testimonianza di questo stato di cose è rappresentata dalla presenza nel Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso, un museo di antropologia criminale fondato a Torino da Cesare Lombroso nel 1876 presso la locale università, dove la presenza di teschi umani di briganti, ladri e assassini testimonierebbero la caratteristica dell’appartenere al Regno delle due Sicicile, e quindi dell’uomo meridionale.

Un museo degli orrori che andrebbe chiuso anche per la totale mancanza di accreditamenti sulla scientificità di quanto sostenuto all’epoca dall'antropologo.

Firmare la petizione diventa un impegno morale con noi stessi, con la nostra storia e per le nostre discendenze.

Il SUD continua a essere una colonia dell'ex Regno d'Italia e i suoi abitanti dei sudditi.
I Borboni continuano a essere considerati regnanti di scarso contenuto morale, egoisti, prevaricatori e vigliacchi: Francesco II viene ritenuto un re in fuga dalle proprie responsabilità.

Non v’è chi riesca a riconoscere in lui colui che attirando a sé i nemici ha evitato alla capitale del Regno una sorte ingrata e immeritabile!

L’esercito, uno dei più preparati ed equipaggiati, gestito dai migliori strateghi in europa, decimato dalle fucilazioni sommarie e dagli eccidi perpetrati dai piemontesi, dai tradimenti di una parte dei suoi generali viene ancora oggi considerato approssimativo, scarso, e senza alcuna organizzazione.

Ancora oggi si continua a dire “Me pare l’esercito di Francischiello!” quando si vuole identificare un gruppo di persone senza organizzazione, senza capo, senza idee.

Quei "Soldati" rimasero fedeli al loro RE e fu per evitare che si completasse la loro disfatta e distruzione che Francesco II decise di arrendersi e di recarsi a Roma rinunciando ai suoi diritti sul regno.

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5 novembre 1860 - 13 febbraio 1861
Gaeta.
Annessione al Regno di Sardegna dei territori del Regno delle Due Sicilie

«Sire, in mezzo ai disgraziati avvenimenti, di cui la tristezza dei tempi ci à fatto spettatori afflitti ed indegnati; noi sottoscritti, uffìziali della Guarnigione di Gaeta, veniamo, uniti in una ferma volontà, rinnovare l'omaggio della nostra fede innanzi al vostro trono, reso più venerabile e più splendido dalla sventura. Cingendo la spada, giurammo che la bandiera affidataci da V. M. sarebbe difesa da noi, a costo del nostro sangue. È a questo giuramento che intendiamo restar fedeli; quali che siano le privazioni, le sofferenze e i pericoli ai quali ci chiama la voce dei nostri capi, sacrificheremo con gioia le nostre fortune, la nostra vita e tutt'altro bene per il successo o pei bisogni della causa comune. Gelosi custodi di quest'onor militare che distingue solo il soldato dal bandito, vogliamo mostrare a V. M. ed all'Europa intera che se molti fra noi ànno col tradimento o viltà macchiato il nome dell'Armata Napolitana, grande fu pure il numero di quelli che si sforzarono di trasmetterlo puro e senza macchia alla posterità. »
(Charles Garnier, Giornale dell'assedio di Gaeta, 1861[1])

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Chi dal sud sale al nord continua a essere visto come un "emigrante" o un "deportato" come lo erano diventati forzatamente i contadini e gli abitanti del Regno delle Due Sicilie. 

In oltre 150 anni dal 1861 a oggi, nulla è cambiato: il Regno d'Italia ha depredato e distrutto uno stato sovrano cercando di distruggerne anche la memoria storica, e tutto questo con il contributo anche degli storici o di chi si paventa tale accusando spregiativamente come "revisionisti" coloro che cercano di ristabilire la verità.

La volutamente cattiva informazione si sta trasformando in travisazione dei fatti storici seminando il seme dell'ignoranza nelle generazioni che stano nascendo: le bugie e le falsità stanno diventando verità!
Verità che la scuola continua e contribuisce a nascondere.

Occorre attivarsi per evitare che tutto venga definitivamente cancellato: occorre fare in modo che i nostri figli, e i figli che loro verranno, sappiano.

Unità bugiarda, i prof che riscrivono il Sud

giovedì 13 novembre 2014

Scafati e Pompei si dividono un unico rettilineo che fiancheggia il Sarno: Via Bonifica la prima parte e Via Ripuaria la seconda parte.

Superando il passaggio a livello di Via Pasquale Vitiello, bisogna arrivare all'incrocio a "T" debitamente non segnalato né da segnali verticali né da segnaletica orizzontale, e si gira a destra: inizia così via Bonifica, comune di Scafati


Da qui comincia Via Bonifica alla quale farà poi seguito Via Ripuaria in un unicum senza soluzione di continuità. 
Tenere ben presente che il cartello indica che il transito è vietato a camion che superano le 3,5 tonnellate. Più avanti ci sarà un collegamento ideologico.

A venti chilometri orari non è molto semplice far camminare una automobile con gli standard attuali. Io ho una Opel Astra 2.0. Per andare a 20 all'ora devo utilizzare alternativamente la prima e la seconda marcia cercando di non far imballare il motore. Mi è capitato davanti un signore anziano con una di quelle biciclette che erano in uso decenni fa. Andando a venti all'ora non sono riuscito a raggiungerlo: a venti chilometri all'ora non si riesce ad andare neanche in bicicletta, figuriamoci se ci si può far andare una automobile, su un rettilineo di oltre tre chilometri complessivi!

La strada è protetta dal fiume da una balaustra che si presenta nelle condizioni in cui si vede nella foto. In alcuni punti la balaustra manca perché l'acqua ha eroso gli argini riducendone i margini di distanza, ed è finita giù.

I tratti di ringhiera che mancano sono stati "messi in sicurezza" da certi fogli plasticati arancioni che non hanno nello specifico alcuna funzionalità, e che nel corso di un anno sono stati distrutti dal tempo e/o da chi aveva bisogno di riprendersi gli spazi che precedentemente occupava. Ovviamente nessuno ha pensato a mettere riparo al danno. Gli spazi sono necessari per il posizionamento di spazzatura, cartoni (negozianti che si trovano sul lato opposto, materiali ingrombanti come divani, frigoriferi, televisioni nonché per parcheggiare le auto.

Se la balaustra non è finita nel fiume, probabilmente è perché viene sorretta dalle erbe e dai rami degli alberi.

Ecco uno dei punti in cui è stata eliminata la "protezione". Le automobili hanno ripreso a parcheggiare. Una manovra errata, ad esempio inserire per errore la prima invece della marcia indietro per andar via, oppure un calcolo sbagliato dei centimetri che ci sono a disposizione, e si finisce nel fiume. Ovviamente gli amministratori locali sono esenti da responsabilità. Materiali forse sicuramente, ma non certo morali.

Ecco come si presenta agli occhi di chi vi transita un altro tratto di strada: da tenere in conto che dall'altro lato ci sono negozi, bar, tabaccherie, palazzi, pasticcerie, farmacie, pompe di benzina, anche un Hotel.... etc...
Il marciapiede opposto non esiste per nulla in alcuni punti, in altri è diventato parcheggio per le auto per cui i pedoni devono transitare sulla strada percorsa da folli in auto o in SUV, oppure da camionisti  che han fretta di eseguire le consegne.

Questa via (sia da una parte che dall'altra) ogni venerdì viene percorsa a piedi da coloro, nella maggior parte signore e anziane per giunta, che raggiungono la sede del mercato settimanale.

Altro foto tanto per gradire

Sembrerebbe un parcheggio ben organizzato. In effetti lo è. Subito dopo l'incidente tutto il tratto fu transennato sempre con l'utilizzo di una recinzione fatta di fogli di plastica della quale si vedono i resti accanto al palo. Poiché di fronte ci sono una serie di negozi - bar, rivendita biciclette, rivendita merce per la casa tra cui elettrodomestici pesanti, tabaccaio... - i negozianti hanno ritenuto necessario ripristinare il parcheggio. Al di là delle canne si finisce nel fiume. Le canne fungono da muro delimitatore: dubito molto possano resistere a un eventuale urto....

Lo stesso parcheggio di prima da altra angolazione. E i pedoni? Si arrangiano.

Questo è poi un punto bellissimo: a destra non c'è neanche l'ombra di un qualcosa sulla quale un pedone possa passare, a sinistra è tutto occupato dalle erbe. Ogni tanto vengono tagliate, ma si tratta alla fine di una potatura finalizzata a una ricrescita rigogliosa! Forse andrebbe fato un lavoro più radicale? A che serve potare per poi lasciar ricrescere senza alcun controllo?

Stessa immagine precedente: migliore veduta. Questa strada viene percorsa normalmente a piedi da chi vi risiede e lavora e, ripeto, sopratutto da chi il venerdì si reca al mercato e sono in tanti.

Ecco: qui c'è anche il nastro segnaletico rifrangente che delimita le aree vietate al transito: come se si potesse mai pensare di camminare su quel lato in quel punto...!

Altra immagine: il tratto è bello lungo, come si vede.

Certamente in questo punto ci si deve sentire più sicuri..... la parte pericolosa è stata ben circoscritta con il nastro segnaletico rifrangente! Sarà robusto tanto da evitare eventuali tuffi nel fiume da parte di autoveicoli o altro? Non credo che sia più neanche visibile di sera.




Ricordate la seconda foto? Quella in riferimento alla quale ho chiesto di ricordare che all'inizio della strada è riportato un segnale che vieta il transito ad automezzi dal peso superiore alle 3,5 tonnellate? Bene: da questo punto in poi, e cioè circa a metà percorso, il transito è vietato a tutti i tipi di camion.
Peccato che ci siano supermercati, industrie locali e altri tipi di strutture che necessitano l'utilizzo o la fruizione di questa tipologia di veicoli.
Dunque se un camion procura un danno a persone o cose la colpa non è degli amministratori del comune del tratto di strada di competenza. La soluzione è stata trovata: il divieto c'è, non intervengo a vietare il transito fino a quando tutto va bene. Nel caso si vede. 

Altro tratto di strada ben protetto.....! Certo che la sicurezza non è assolutamente cosa di cui da queste parti se ne sappia qualcosa...

Una vista più ampia della strada prima di giungere all'incrocio.

E qui siamo all'incrocio fatidico: quello dell'incidente. Il camion rosso percorre il punto dal quale è sopraggiunta la macchina investitrice.
Da come si può vedere è rimasto tutto come subito dopo l'incidente: tutto rotto, con le transenne che a nulla servono se non a dare una impressione di separazione tra la strada e il fiume, ancora con il lenzuolo commemorativo.
Come se lasciare tutto così possa servire a qualcosa oltre che a testimoniare l'insipienza e il degrado in cui persone e cose versano.

E magari tra qualche giorno si presenteranno gli amministratori del comune, da poco eletti, a commemorare con celebrazioni civili e religiose, e magari cortei con fiori e candele, quello che agli occhi dei più non può non apparire che una sagra della vergogna.

Da come si può vedere sembrerebbe che l'auto ora e il camion prima possano proseguire speditamente perché abbiano la precedenza. Invece non è così: c'è un cartello di stop posizionato ben prima dell'incrocio, che non consente di vedere chi arrivi dalla sinistra, parte dalla quale proveniva la Panda Gialla investita. 
Quando si riprende a camminare quel che è fatto è fatto. Se non ci si ferma perché non si vede nessuno arrivare da sinistra, e alle sette del mattino si può pensare che nessuno arrivi perché nessuno stia passando, può succedere che a una decelerazione segua subito una accelerazione per oltrepassare l'incrocio. Non è una giustificazione ma una mia spiegazione alla dinamica di quel che è accaduto.
Sempre che nessuno venga da destra, cioè da Via Morese: chi arriva da lì ha la precedenza. 
A proposito: chi viene da Via Casone, la strada dalla quale proveniva la Panda per imboccare poi Via Morese, c'è uno stop posizionato con lo stesso criterio: ci si ferma, ma non si può assolutamente vedere se ci sia qualcuno che arrivi da destra. Pertanto si inizia ad attraversare l'incrocio alla cieca.

Questa auto viene da Via Casone e gira a sinistra per imboccare via Bonifica. Qui si ha la fortuna di trovarsi in una immissione, per cui se qualcuno giunge da destra non dovrebbe accadere nulla.

Questo è uno dei punti della "rotonda": quello che da via Bonifica consente di immetter i su Via Casone, su Via Morese o su Via Ripuaria. In questa foto l'auto che ha iniziato questa specie di rotonda ha la precedenza su tutti, per cui può proseguire senza tener conto degli altri.

Un altro punto della rotonda: a destra si va in Via Casone, a sinistra in Via Morese, se si prosegue diritto si imbocca via Ripuaria verso Scafati.
Segnaletica orizzontale? All'inizio c'era.... Poi tutto cancellato dalla pioggia, dalle auto, dal tempo...

Qui ci troviamo su Via Casone. Lo stop è ben lontano dal punto dal quale è possibile vedere se c'è chi sta già procedendo da via Ripuaria. Ricordo che chi viene da destra ha uno stop, ma che dal punto di fermata non vede chi arriva da destra.
L'auto ferma non è in attesa di transitare, ma è parcheggiata: accanto ai segnali c'è un vivaio, e l'autista si è fermato per comprare dei fiori.
Una volta questa era una strada interna di transito senza pretese, e per andare al vivaio c'erano dei punti di parcheggio da utilizzare.

Ecco: vedete? Il signore ha fatto il suo acquisto e ora sale in auto e se ne va. Non era fermo allo stop, ma regolarmente "parcheggiato" proprio sullo stop. Se vogliamo pur stando lì non ha nascosto nulla perché nulla è visibile! 

Ecco dunque libero da auto in sosta lo stop di Via Casone: sia la segnaletica orizzontale che quella verticale è posizionata in maniera tale che dal punto in cui ci si deve fermare non si vede chi arriva dalla destra: se ci sia qualcuno fermo o che abbia già ripreso la marcia.
Posso solo immaginare il motivo per il quale è stata realizzata questa stramba e pericolosa segnaletica: poiché davanti alla striscia trasversale dello stop c'è l'ingresso pedonale/passo carrabile del vivaio, e quindi lo stop non poteva essere sistemato dinanzi all'ingresso della casa o del negozio che sia. Dunque prima.
Ma non serve a niente. Che importa: intanto è stato messo.

Immagine ravvicinata con il campo ristretto: si vede meglio dove sia lo stop, dove l'ingresso/passo carrabile del vivaio, e quale sia la visuale disponibile prima di intraprendere l'attraversamento.

Questa foto sta a testimoniare il tipo di autocarro medio che transita su questa via che è ben oltre le 3,5 tonnellate previste, e il fatto che sia venuta mossa può far capire che la sua velocità non era certo di 20 chilometri orari.
D'altra parte il percorrere la strada camminandovi al centro è di per sé una ulteriore testimonianza di una marcia non adeguata: dunque doppia infrazione, in questo caso.

Tralascio di proseguire con la disamina del resto del percorso: quello che prosegue dopo la insolita rotonda con il nome di Via Bonifica e porta verso le aree periferiche di Torre Annunziata e di Castellammare; questa documentazione vuole restare vincolata al ricordo dell'evento accaduto ormai dodici mesi fa.
Ma se la prima parte della strada è in queste condizioni è facile immaginarne il resto.

Aggiungo che anche il cartello indicante "strada sconnessa" ha un valore semplicemente da "pezza d'appoggio".
La sconnessione influisce forse sui pedoni, sui mezzi a due ruote e sulle automobili vecchie di un qualche decennio.

Certamente quei tratti estremamente sconnessi non intimoriscono al punto tale da far moderare la velocità a chi è al volante delle auto di nuova concezione, degli autocarri, dei furgoni e sopratutto dei SUV.

Non ci si deve meravigliare dunque quando accadono eventi drammatici.

Sembrerebbe che questi quasi quattro chilometri siano abbandonati a loro stessi, e che mai polizia municipale, polizia o carabinieri vi passi o ci sia mai passata.

Errore: polizia e carabinieri la percorrono abitualmente, ma forse non spetta loro segnalare determinate situazioni.
Polizia municipale? Interviene solo se specificatamente comandata in merito a un qualcosa.
Nessuna iniziativa può essere presa.
Credo di aver capito, da come mi è stato spiegato, che funziona così.

Ma possibile che nessuno di loro possa neanche segnalare le anomalie presenti?
Possibile che se un privato cittadino fa presente determinate situazioni, questo viene solo sentito ma non ascoltato per niente?

La gestione delle amministrazioni comunali è affidata a persone diversamente capaci, e coloro che vi lavorano all'interno per altro titolo pur non avendo poteri decisionali non sono loro diseguali dagli altri.

Egoisti, arroganti, prepotenti, qualunquisti che con il loro comportamento insegnano agli altri a comportarsi con lo stesso spirito.

Onestamente io mi vergogno non tanto di risiedere dove risiedo, quanto piuttosto di appartenere al genere umano.

Quello che è stato mostrato in questo post non è un caso unico né raro. Non è episodico o casuale.
Si tratta della normalità.

Qui le strade sono per la loro gran parte penose sotto qualsiasi punto di vista.
Senza segnaletica, senza regolamentazioni, sconnesse, rotte, buie e senza illuminazione.
Abbandonate a sé stesse e alla buona volontà di un qualche singolo cittadino che decide di intervenire direttamente per una eventuale momentanea sistemazione di un qualche piccolo tratto.


(*) - Tutte le fotografie di questo e del post precedente fanno parte dell'archivio privato personale.