martedì 18 marzo 2014

"Il Mattino" versione online del 18 Marzo 2014. Una mail di un lettore «Quando il Napoli gioca, si fermano anche le ambulanze»

Un lettore scrive a "Il Mattino": «Quando il Napoli gioca, si fermano anche le ambulanze»


E si: è vero!
...embeh'... e non lo sapevate...?

Quando il Napoli gioca se ferma pure 'a morte!
Se presenta 'nnanz''a porta, bussa e ddice: 

Scusate! Pozzo trasì? Nunn'aggio fatto 'a tiempo a fa’ primma! Ce steve uno… 'o palazzo affianco a ‘o vuosto… proprio nun se ne vuleva venì! Era nu' torinese... capite 'a mme! 
Io ce dicevo "vienetenne, sient'amme! ca po' si ‘a squadra... perde fernesce ca t''ntristisci! Nun te ne viene cuntento!   Invece si t’avvie ‘a te movere... primma ca' cummencia 'a partita… parti chiù cuntento penzanno ca’ vincite."
Niente! m'ha fatto tricà fino 'a mo'. 

Permettete ca me veco pure io primma ‘a partita e po' me piglio 'o nonno?"

Per carità,: siete padrona! Assettateve pure! 'A vulite 'na tazzulella 'e café? E' sagliuto mo'-mo'!
Pusate 'e cos vostre là... vicino 'a porta!

E grazzie! ...ma... e... 'o nonno...? e isso nun s''a vede 'a partita?

E comme nun s''a vede? Tene 'o televisore 'nnanz''o lietto! Dice ca' se vo' vede' primma 'a partita e poi se ne vene cu' vvuje!
Prima del fischio dell'arbitro è inutile ca  trasite  ...ve ne caccia!... sicuro.…. cumme a mort… uh! Scusate! E quello poi viene spontaneo!

Ma no, pe’ carità! Vi capisco! D’altra parte ca ce vulite fa’… è ‘a verità!

Dice c''ave jucato 'a bulletta e vo' essere sicuro ca' ce lascia l'eredità!
Verite vuje che capa!

Ah, beh! me crerevo ca nun è tifoso!

Azz'! e chillo chesto è 'o dispiacere suo! che mo' che v''o purtate, ce sta nu' tifoso d’’o Napule in meno!

All'ave ragione 'o vicchiariello...!
E allora vuje sapite che vulimm' fa'! Dicimmo 'a tutte quante ca' tifava p''a Juventùs! Accussì so' loro ca tenen' 'nu tifos''e meno!

No-No! E che ‘nfamia sarebbe mai questa! Sta’ cattiveria a’’o nonno nunn’o ‘a putimmo proprio fa!

E allora vo’ dicere ca’ ce starrà ‘nu tifoso e meno n’terra e nu’ tifoso e chhiù mparaviso!

domenica 16 marzo 2014

Domenica di marzo.

E così siamo arrivati al 16 di marzo.
Domenica.
Una giornata di sole e già con quell'aria tiepida che sembra precludere alla primavera che, calendario alla mano, dovrebbe esordire alla fine della prossima settimana.

Una di quelle domeniche che da bambini aspettavamo per cominciare ad alleggerirci dei vestiti invernali e sopratutto per vederci sostituire il cappotto con qualcosa di meno pesante e ingombrante.
Via cappelli di lana, guanti e sciarpe!

Una di quelle domeniche che ci immaginavamo di trascorrere alla villa comunale correndo dietro ai piccioni prima per dar loro i chicchi di grano raccolti nei coppettini dei venditori di gramaglie posizionati in punti strategici per farsi notare subito dai bambini, e poi per vederli volar via spevantati delle nostre urla e risate festanti.

Una di quelle domeniche delle quali la mamma ricordava come monito le parole del Dottore Tiberio.
Il Dottor Pietro Tiberio, il "nostro" pediatra.
Papà ne era stato compagno di scuola all'"Istituto Pontano" di Napoli fino a quando dovette poi abbandonare gli studi rendendosi necessaria la sua presenza nella azienda di famiglia: la "Libreria Luigi Lubrano".

Un tempo era così.
Studiare poteva essere un lusso oppure una cosa superflua una volta acquisita una buona padronanza delle cose essenziali da imparare per il futuro.

A quei tempi si diceva fosse sufficiente "Leggere, scrivere e far di conto".
Perché a chi aveva già un futuro ben disegnato poteva non servire altro che quelle tre cose oltre che l'entusiasmo, la giovinezza e la voglia di lavorare.

Erano rimasti amici, e papà conitnuava a chiamarlo "Pierino" come evidentemente era stato sempre chiamato in famiglia e tra gli amici.

Il lunedì successivo a quel tipo di domeniche, era la sua esperienza che parlava, sarebbe stato uno di quei giorni di inizio settimana pieno di visite da fare in giro.

Sì: era proprio in una delle prime domeniche di "finta primavera" quella in cui i genitori "alleggerivano" i figli degli abiti invernali ingannati dal sole e dal tepore che si palesava solo nel corso della mezza mattinata.

Dopodiché ecco manifestarsi i primi sintomi di quel raffreddore che sarebbe sfociato in febbre alta con rischi di bronchite già a partire dalle prime luci dell'alba del del giorno successivo: il lunedì!

Dunque di quelle parole e di quei racconti la nostra mamma faveva tesoro per evitarci malanni che all'epoca sarebbero costati un bel po' di soldi: per la parcella del medico - era sempre stata una sana abitudine di nostro papà non abusare mai dell'amicizia con il suo vecchio compagno di scuola - e per le medicine.

Se proprio si voleva andare alla villa comunale o a passeggio, beh ci saremmo andati vestiti come se fosse stato ancora inverno pieno!
Sapendo i rischi che avremmo corso, meglio essere furbi!




domenica 19 gennaio 2014

Pompei: primo Gennaio 2014, deposizione della corona di fiori sulla statua della Madonna.

Il primo Gennaio di ogni anno a Pompei si compie un rito.


Con una scala aerea che la raggiunge, il corpo dei vigili del fuoco, due di loro in rappresentanza per tutti gli altri, depongono una corona di fiori sulla statua della Madonna che troneggia sulla cima del Santuario.
L’orario della cerimonia è quello canonico delle 12: al suono delle campane la scala si innalza e al momento della deposizione è un tripudio di sirene: pompieri, carabinieri, polizia stradale, polizia municipale.
Il tutto accompagnato da un vigoroso battere di mani degli astanti che sonnacchiosamente assistono.

Una festa che in considerazione anche del periodo in cui si svolge e sopratutto della presenza di turisti, pellegrini o meno che siano perché tutti meritano o almeno meriterebbero rispetto, la cittadina che si vanta di essere un “Comune d’Europa” dovrebbe presentarsi in forma smagliante e lustra.

Invece queste che seguono sono le immagini della fontana antistante la Basilica: un vero tripudio di immondizia e porcherie, molte delle quali sembrano essere lì da più giorni.
Magari a quelle presenti già da prima si sono aggiunte le risultanze dei bagordi del 31 dicembre appena trascorso.
Non è una novità: almeno oggi manca l’acqua che trasforma la vasca in un putridume schiumoso quasi nauseabondo.


Nella vasca decine di uccelli cercano di piluccare quel che trovano di commestibile, 



mentre bambini senza alcun controllo dei genitori rincorrono i volatili per farli scappar via, facendoli bersaglio di tappi di bottiglie di spumante trovati in terra: tra le sparute erbe del prato e l’interno della vasca stessa.
Vedendo le tante persone sedute sul bordo senza alcuna protezione, mi chiedo se tutto ciò è normale o c’è una carenza di controlli a riguardo la sicurezza.
D’altronde anche quando nella vasca c’è l’acqua sono in tanti tra adulti e bambini che stan seduti o a giocare sui bordi che potrebbero cascarvi dentro!

…e le autorità?
Beh, come loro abitudine chiacchierano tra di loro, parlano al telefono, intrattengono rapporti sociali con i cittadini e non si preoccupano assolutamente del degrado e dello sfacelo che li coinvolge.



Tutti tirati a lustro, si pavoneggiano in giro nei loro abiti da cerimonia mentre tutto intorno frana.

Il sindaco? gli assessori? 
....e il Cardinale? come può sopportare questo sfacelo e questa disattenzione senza provvedervi lui direttamente, o facendo sentire la sua voce!?

Primo Gennaio 2014: a Pompei il nuovo anno comincia mostrando di sé una ottima immagine!

Cui prodest? Chissà!

mercoledì 1 gennaio 2014

Esercizi della memoria.

Suora, e che vi devo dire?
E voi mi state facendo una domanda un pochettino difficile perchè mo' è passato troppo tempo!

Io mi ricordo che prima era una scuola elementare privata che ogni anno mi facevano fare l'esame per andare alla classe che veniva dopo.
L'esame ce lo faceva il papà della maestra che anche se ero piccolo a me mi piaceva assai-assai!

Poi dopo che abbiamo cambiato casa la scuola che stava più vicino anche se stava un pochettino lontano, ma ci andavo a piedi che mi accompagnava mamma mia e quando pioveva mi metteva le soprascarpe che così non mi bagnavo i piedi, non era privata.

Io mi ricordo che una maestra si chiamava Wanda De Falco, e che mio papà la conosceva perché ci era morto il marito e si era accontentata di andare alla scuola elementare perchè doveva lavorare che aveva bisogno di guadagnare per vivere, e alla scuola media non c'erano posti.

Di un altro maestro io mi ricordo che si chiamava il maestro Augelletta.

A me mi pareva un maestro buono e molto gentile anche se ci aveva un nome un poco strano, e mi ricordo che era anche un poco triste perchè teneva un figlio che però era morto.

Suora, quando che stavo a questa scuola elementare mi pareva che era quasi un cimitero!
E che, a tutti i maestri ci moriva qualcuno?
Meno male che poi non ci sono andato più!

Il maestro Augelletta si mangiava sempre le caramelle quelle piccole che sono di liquirizia; io le vedevo che erano un pochettino rotonde.

Lui si prendeva senza farsi vedere - ma io però lo vedevo lo stesso - una caramellla dalla tasca della giacca, e poi faceva come se la spremeva come si fa quando con il tubo del dentifricio ci dobbiamo lavare i denti, e la caramella usciva dall'altra parte e con la mano se la metteva in bocca.

Suora io la matematica non ci capivo niente e nemmeno mi piaceva, però tenevo sempre un buon voto perchè quando facevamo il compito in classe io copiavo dal mio amico che stava dentro al banco vicino a me.
Suora! io copiavo sempre perché non mi facevo vedere dal maestro Augelletta! perché se non copiavo mi metteva un brutto voto! perché io il compito non lo sapevo fare!

Suora! io me lo ricordo che poi a casa, io il problema non ci capivo niente e non lo sapevo fare, e mamma diceva "Ma questo mastro è proprio scemo! Questo la matematica non la capisce proprio! Come fa questo maestro che ci mette sempre sette e otto?"

E quando poi che ci parlava con il maestro Augelletta quello poverino diceva a mamma "Signora ma che vi posso dire? Quello il bambino il problema lo sa fare. Io lo metto pure da solo per non farlo copiare, e io lo vedo che non copia! Che ci posso fare? Veramente non ci capisco proprio perché a scuola è bravo e a casa no!"

Suora, che risate! 
Il maestro Augelletta a me mi faceva anche un pochettino pena perchè mentre lui stava che scriveva il problema alla lavagna e non mi aveva ancora spostato il banco, io dicevo all'amico mio, che me lo ricordo ancora che si chiamava con un nome strano che era Maurizio Jurassic, e che mi pare che si scriveva proprio cosi perchè la mamma si era sposata a un signore che forse non era di Napoli ma che stava sempre sulla nave e non ci stava mai a casa e la mamma era alta-alta e secca-secca, insomma io ci dicevo "Ah, e questo compito è troppo facile! Si capisce subito come si deve fare!"

Suora! lui sì che era bravo in matematica! però era anche un pochettino scemo perchè subito diceva "È vero! È facilissimo! Si deve fare così, così, così!" 
E mi diceva tutto come si doveva fare e io poi quando il maestro Augelletta mi spostava che non potevo più copiare o parlare con Maurizio Jurassic che mi pare si scrive proprio così, a me che me ne importava? 
E quello mi aveva detto già tutto e io facevo tutte le cose che mi aveva detto e il maestro Augelletta non ci capiva più niente!

Suora! però io non lo sapevo che non lo dovevo fare questo, perchè io poi quando sono andato alla scuola della prima media che ero stato promosso, ci stava una maestra di matematica che ci dava il compito uno per uno e io il primo compito non ho saputo fare proprio niente!

Suora! voi non ve lo potete immaginare che voto mi ha dato che quando che poi sono andato a casa io non ho detto niente e mi sono tenuto nascosto il voto; che a mia mamma ce l'ha poi detto un mio amico che si chiamava Gilberto ed era grassissimo e faceva sempre i dispetti!
Una volta ci siamo anche bisticciati fuori alla scuola!

Suora! quella la maestra di matematica mi ha messo proprio "zero spaccato"!
Con la penna rossa!

Suora! come mi sono spaventato che io me la ricordo ancora che si chiamava Italia Lauro.
Suora! e chi se lo dimentica il nome di quella maestra! 
E pure lo Zero!

Suora! io però mi sono stancato un pochettino, mi posso andare a mettere nella mia camera che mi sdraio pure un poco sopra al letto che mi pare proprio che mi voglio addormentare?

Poi un'altra domanda me la domandate domani.
Suora! ma perchè volete sapere tutte queste cose mie?

giovedì 19 dicembre 2013

Maurizio De Giovanni: BUIO PER I BASTARDI DI PIZZOFALCONE. L'ho letto e penso questo.

L'ultimo volume di De Giovanni è semplicemente “Molto bello": una scrittura lineare, semplice e senza sbavature.
Uno dei pochi autori che oggi utilizzano in maniera egregia le tecniche narrative.
So di averlo già scritto, ma lo ripeto.

Anche il metodo utilizzato per far comprendere caratteristiche, vizi e virtù dei personaggi che ritiene fondamentali in una qualche maniera al racconto - siano essi "prime donne” o meno -  è millimetricamente perfetto:  descrive in maniera quasi da osservarli di nascosto al loro interno, gli ambienti familiari, sociali o di lavoro in cui si muovono e vivono - o hanno vissuto - così da permettere al lettore in maniera naturale e senza spreco di parole, di capire il perché dei comportamenti con cui si mostrano all'interno della storia.

Non scrive in maniera volgare, non ci sono descrizioni di scene che tanti ormai si preoccupano di inserire con minuziose descrizioni di particolari superflui e fastidiosi credendo di accattivare il lettore, ma che spesso e volentieri fanno storcere il naso e andare oltre sapendo di non perdere il senso del racconto.
Parti di testo superflue che danno di chi scrive una immagine di forte repressione sessuale.

In De Giovanni anche il privato dei personaggi è proposto invece in maniera garbata e pudìca, risultando perfettamente integrato con la narrazione che prosegue in maniera accorta essendone una delle parti che completano l'insieme della narrazione.

De Giovanni sembra essere già nato grande: sin dal suo primo libro ha fatto capire di che pasta era fatto e diversamente che altri, migliora sempre più affinando sia il metodo di racconto che di resa di una realtà che chi legge può costruirsi da solo; come fosse il regista o lo sceneggiatore del film spontaneamente nato dal libro.

Uno dei meriti che gli riconosco è anche quello di una ambientazione a Napoli, dove i protagonisti però lasciano in chi legge la libertà di ascoltare i dialoghi con quella cadenza che solo un napoletano che parla italiano può avere.
E  anche il "Cinese", che arriva dalla Sicilia, lo si ascolta con quella cadenza che solo un siciliano che parla in italiano può avere.
Non usa il dialetto, che potrebbe facilmente tracimare nel volgare: ma la "parlata”.

Confesso che seppure resta un maestro nella costruzione di racconti polizieschi, Camilleri sta perdendo punti nella mia classifica ideale per questa fissazione di voler rendere internazionale una letteratura che appare sempre più "locale".
Il suo siciliano andava benissimo nei primi libri: ora stanca e affatica; chi gli si avvicina ora ha serie difficoltà nel proseguire.

De Giovanni ha la grande capacità di permettere al  lettore di leggere il racconto con quella pronuncia napoletana che meglio conosce e che meglio gli consente di comprendere.
Qualunque sia la regione in cui è nato o abita.

Un libro quest'ultimo, che costringe a una lettura serrata senza fermarsi: un racconto che spinge a ragionare e che non si dimentica facilmente!

Davvero un forte “Grazie” a Maurizio De Giovanni!