venerdì 5 aprile 2013

Era il 25 settembre 2006.


Ciao papà!
Nelle mie orecchie risuona ancora quel tuo 
“Resta un altro poco, non te ne andare ancora!”

Accadeva il sabato.
Ed era ormai tardi ma non capivo bene quanto!

Per una volta che ho provato a dire anche io la stessa frase, tu non mai aspettato!

E ancor più risuona quel tuo ultimo
"Ci vediamo lunedì?"

Ed il mio "sì" era così lontano! e insicuro... e incerto... e pensieroso.
Quanta sofferenza sapere solo dopo, che sarebbe stata una bugia...!

Ora che sei scappato via senza un saluto, mi lasci accesa nell'anima la volontà di credere che tutto ciò non accada invano, ma sia la conclusione di un disegno divino seppure difficile... incomprensibile sde la disperazione prende.

Un disegno che prosegue oltre la vita terrena, ma che insinua la paura di non trovarti più.

Questo più d’altra cosa ora ma angoscia l’animo.

Si è figlio del suo papà tutta la vita, 
ed un figlio ha bisogno tutta la vita del suo papà!



mercoledì 23 gennaio 2013

Una questione di tempo. In ogni caso.






Piove.
Fa troppo freddo e rinuncio a prendere lo scooter per andare a Napoli.
Generalmente in giornate così scarsamente piovose non ho mai rinunciato a mettermi in viaggio con il motociclo.

Sovrapantaloni e giaccone da pioggia sono più che sufficienti per una adeguata protezione.
Tutto rigorosamente “Tucano Urbano”.
È pubblicità….? Va be’, se la merita.

Decido di andare in autobus.



In effetti ho un appuntamento a qualche centinaio di metri dalla fermata alla quale dovrò comunque scendere per temine della corsa.
Per il rientro la sede di stazionamento è altrettanto facilmente raggiungibile; una breve passeggiata senza difficoltà.

Non avendo ulteriori necessità di spostamenti in città, alla fine è forse più comodo che andare sulla due ruote e dover percorrere una autostrada dove facilmente l'acqua tende a gelare dopo aver bagnato sull'asfalto.

Quando salgo tutti i posti a sedere sono già occupati.
Siamo in piedi in tre, di cui una signora.
Una signora giovane ma pur sempre una signora.

La ragazza seduta in prima fila mi guarda una o due volte e poi risolutamente decide.
Si alza e: 
Prego, si segga! Tanto io tra un po' devo scendere.

Rifiuto gentilmente facendo notare che ho solo una borsa del tipo sottobraccio, e niente affatto pesante oltretutto.
Non c'è niente da fare: si alza e si sposta di lato per farmi passare.

Offro il posto alla signora giovane che è in piedi accanto a me, ma questa mi guarda e rifiuta calorosamente.

Non ho alternative: la ragazza è in piedi, l'altra non vuole sedersi, sono obbligato ad accettare il cambio.

Per me questa è una cosa nuova.
Da molto tempo non prendevo un autobus; da quando mi chiedo, mi avrebbero offerto il posto?
Forse sarebbe questa stata la prima volta comunque, o già da quanti mesi o anni avrei vissuto un episodio come questo?

Davvero la ragazza scende poco prima che l'autobus prenda l'autostrada, ma questo non vuol dire.

Sì, ho incontrato una ragazza gentile e a modino, ma avrebbe fatto lo stesso gesto anche qualche anno addietro?
Non so.

Smetto di pensare e mi concentro solo sull'appuntamento che mi aspetta.
Inizia a piovere a dirotto.


Sì, forse ho fatto bene a prendere l'autobus per andare a Napoli.
Ma questa sarà l'ultima volta.

Non voglio più correre il rischio di confondere il tipo di tempo che ho in mente!
Quello atmosferico comunque sia.

giovedì 6 dicembre 2012

Quando una volta.

Io ero una personcina a modo, e ci frequentavamo tutti tra personcine a modo.
D'un tratto poi scopriI a diciannove anni che esisteva un mondo lì fuori che mi era totalmente sconosciuto quanto affascinante.

Fui fortunato a scoprirlo tardi? sarebbe stato meglio scoprirlo prima?
Meglio tardi che mai, ma certo a scoprirlo prima sarebbe stato più divertente

Cercai di recuperare abbastanza bene il tempo perduto.
Non sono certo diventato uno "scugnizzo" perché di scugnizzi non ne frequentavo, ma nonostante il mio carattere riservato e timido riuscii a inserirmi molto ma molto bene in un gruppo di "sciagurati" e fu una buona cosa.

Forse mi è anche costato un pochino, ma la volontà è stata più forte di qualsiasi freno inibitorio.

Un po' avrà contribuito l'avere a che fare con uno psicoterapeuta; in effetti questo è stato di aiuto nell'avere una migliore coscienza di me, e di come dovessi relazionarmi con gli altri senza alcun tipo di disagio.

Tutto ciò che si fa alla fine produce un risultato proporzionato alle premesse e finalità.
Non sempre il finto perbenismo è indice di correttezza comportamentale.

Basta iniziare pensando e ritenendo che una sana e giusta regressione - ben motivata quanto saltuaria - aiuta sicuramente ad affrontare meglio tutto quanto gli altri pensano sia la normalità.
Infine poi, una volta superati i "50" anni, ci si sente definitivamente liberi da ogni vincolo inibitorio.

Magari alle nuove generazioni potrà accadere un po' più oltre cinquanta: la loro speranza di vita, essendo giunti nel mondo un bel po' di anni dopo, è sicuramente superiore.

Vado ora con il pensiero a quando si andava al Teatro 2000 a vedere le sceneggiate.
Una partecipazione corale di attori e pubblico che interveniva con rabbia, dolore e sofferenza facendo propria la finzione rappresentata sul palcoscenico. 
Finzione che diventava un misto di realtà e fantasia confondendosi nelle razioni innaturali del popolo che assisteva con sistematica partecipazione allo stesso spettacolo che si ripeteva nel corso di tutta la giornata.

Ritornare a vedere una sceneggiata forse non sarebbe la stessa cosa del passato.
Il pubblico, il vero protagonista, sarà forse rimasto quello di una volta?

Noi si partecipava con quel pubblico ricoprendo ancora un terzo ruolo; facevamo parte di esso ma allo stesso tempo lo usavamo per una recita personale, ed era quella la fase più divertente.

Eravamo un misto di ragazzi e ragazze, tutti con lo stesso spirito scanzonato, giocoso e guascone allo stesso tempo.

Poi mi sono trovato accanto una donna che è una personcina troppo a modo per poter apprezzare fosse anche solo il racconto di quelle astruse mattane.
La vita d'altronde è come una sceneggiata e solo il popolo che la sceneggiata l'ha creata può saperlo.
Tutti gli altri si domandano cosa diavolo stiano facendo e perché, e lo fanno spesso e volentieri da soli.
Senza pubblico e senza avere al fianco una compagnia che reciti a soggetto.

Alla sceneggiata si partecipa tutti, non si assiste!
E vi si partecipa partendo da un canovaccio genericamente costruito, con un filo conduttore portato avanti dagli attori, ma tutti gli altri sono coinvolti recitando a soggetto:  con fantasia, astrusità, divertendosi, creando situazioni insolite e improbabili.
E noi vi si partecipava.

E ancora senza accorgercene continuiamo a parteciparvi, con la differenza che la vita vera presenta attori che non vogliono intrusioni che faccia loro dimenticare la parte, saltare le battute.

E se ne vanno lasciando il palcoscenico svuotato e un pubblico incredulo che non riesce a capire cosa sia successo.

La differenza di allora era che noi si recitava in mezzo a una folla di persone: adulti, bambini, giovani, anziani di qualsiasi età ed estrazione sociale; tutti attori che avevano un unico solo e vero punto in comune: la voglia di essere sè stessi al di là del bene e del male.

Persone che si raccontavano la loro vita, mentre contemporaneamente si prendevano in giro; che si servivano di sè stessi per screanzare la loro e altrui realtà.

giovedì 29 novembre 2012

Letterina per Babbo Natale da una "bimba" di Scafati


Caro Babbo Natale,
siccome da fonti certe so che anche tu oramai sei diventato un Babbo tecnologico e usi ogni tipo di apparecchiatura "mela", invece di scrivere con carta penna e calamaio, la mia letterina quest'anno te la invio tramite sms.. sistema rapido, diretto, senza problemi di poste italiane e postini assunti durante le festività, e che siccome pagati 2 euri al mese finiscono col non recapitarti la posta sull'alberello o col fartela trovare magari a terra, sotto le palline natalizie a rischio che passi Gennarino proprio in quel momento (il tempismo è una qualità che lo ha sempre contraddistinto) e la porti via con se distruggendola (caratteristica invece questa che hanno tutti i fogli di carta presi da lui in ostaggio)!
Ragion per cui, è con molto piacere che tra poche e brevi righe, seguirà la mia letterina natalizia..

Premessa alla letterina: voglio farti notare i giorni d'anticipo con cui ti giungerà in quanto ho deciso quest'anno di provare ad essere la prima bambina a far recapitare la letterina natalizia a Babbo Natale (premio: soddisfazione personale riguardo una cosa futile).

Letterina: 

Caro Babbo Natale, come dono per questo Natale vorrei un bel bonifico sul mio conto corrente cosicché… con una parte dei soldini mi ci compro un regalino, e l'altra parte dei soldini resta a far compagnia agli euri che già abitano quel luogo! 

Mi sembra una proposta accettabile, soprattutto considerando che non ho chiesto una somma in particolare e dovresti apprezzarlo: io lo apprezzerei! 

Anche se, conoscendomi, dovresti ben sapere che non avrei mai chiesto desideri non realizzabili altrimenti sarebbe impossibile riceverli e non ci sarebbe alcuna felicità nel non trovare sotto l'albero ciò che si ha la possibilità di chiedere in dono una sola volta all'anno. 

Sarebbe come avere la lampada di Aladino e con un solo desiderio a disposizione andassi a desiderare "l'amore" (non so se ne sei a conoscenza ma è l'unico desiderio che il genio della lampada non può realizzare, in quanto è legato a un sentimento umano, e i sentimenti non si comandano: gli unici desideri realizzabili dalla lampada sono quelli materiali)! 

Bene, la mia letterina natalizia termina qui. 

Un caro saluto a te, oh Babbo e alla tua consorte Befana... o “La Befana”!! 

Ti ringrazio anticipatamente. 

Valentina Lubrano da Scafati.


Ps: se non ti è di impiccio, considerando queste giornate precedenti il Natale ricche di impegni, potresti farmi sapere se la mia letterina è stata la prima a giungere a te per questo 2012? 

venerdì 7 settembre 2012

Promozione costo zero solo verso TIM.


Il ragazzo stenta a nascondere un quasi pavido sorriso gioioso.
Dopo aver pagato alla cassa la mamma gli ricorda:

- Mi raccomando, devi chiamare solo telefoni TIM, hai capito? Solo TIM: puoi chiamare a me, a papino, a nonno Salvatore!

Il ragazzo abbozza un 'si' con un timido cenno rassicurante del capo.
Lui non è solito lasciarsi andare a bugie.
Anche questa volta la colpa sarà tutta della mamma.
Se dice la verità, e cioè che non potrà mantenere la promessa, lei si riprenderà telefono e scheda.
Quando sarà il momento se ne riparlerà.
Tutto ha un costo; spera che questa volta non sia troppo gravoso.
Alla fine poi potrà sempre contare su nonno Salvatore.

- Signo', ma secondo voi è mai possibile questa cosa?
Il bambino torna a casa con il telefonino tutto suo, con una scheda tutta sua e che fa? Chiama a mammina, a papino e a nonnino? E poi...? Ricomincia da capo...
E quante volte può essere che chiama a mammina, a papino e a nonnino...?
Un paio di volte a nonnino se non abita con voi...
Una volta a mammina... "Ciao mammina, dove stai? In cucina? E che stai facendo? Io sto nel bagno, indovina che sto facendo? Meno male che per telefono la puzza non si può sentire... Quando finisco mi prepari la merenda?..."
Una volta a papino... "Ciao papino, chi sono? Ti sto chiamando io... Quando torni non fare tardi che ti voglio far vedere quello che mi ha comprato mammina... Posso chiamare solo a te, a lei e a nonno Salvatore che ci avete TIM..."
Poi è la volta del nonnino Salvatore...
Un paio di telefonate...?
E poi…?
Signo', siamo seri, 'o guaglione appena ch'arriva 'a casa se scatena!
Avvia a chiamma' a tutti ‘ll'amice pe ce dicere 'o fatto d''o telefonino ca tene.
Ma voi vi siete informata gli amici di vostro figlio se c'hanno TIM oppure Vodafone o Wind?
Vuie avivava fa’ o patto co’ stesso operatore telefonico ‘e ‘ll’amici ‘e vostro figlio! Chella povera creatura…!
Signo', vedete come ve lo dico: nun va pigliat' cu isso pecche' c'appiccicammo brutto assaje!
Nunn'è colpa sua: vuie che fate…? accattate o telefono pe’ fallo chiamma' a papino, mammina e nonnino...?
Ma state pazzianno…?!
Ma secondo voi è mai possibile che chella povera creatura dice all'amice quanno che l‘incontra pa’ via – no pe’ telefono, pe’ carità! ca si no so mazzate:
“Mi dispiace Gianpaolo tu sei Vodafone, non ti posso chiamamre, chiama tu... Scusa Michele tu sei Wind, non ti posso chiamare chiamami tu... Io debbo chiamare solo a mammina, a papino e a nonno Salvatore…”

Ma vuie 'o sapite ’ll'amice e vostro figlio comme ce risponnono...